Di Giovanni Condo
In un periodo caratterizzato da temperature estreme e consumi elevati di acqua, il recupero della condensa prodotta dai condizionatori rappresenta una risorsa preziosa, troppo spesso sprecata. Questa pratica, se adottata in ambito condominiale, può tradursi in un beneficio economico e ambientale per le famiglie. Ma come funziona? È legale? E come può essere organizzata?
QUANTA ACQUA SI PRODUCE E PERCHÉ NON VA SPRECATA
I condizionatori, durante il processo di raffreddamento dell’aria, estraggono l’umidità dall’ambiente trasformandola in condensa: quest’acqua, che solitamente viene scaricata nella rete fognaria o dispersa, è acqua demineralizzata, con un basso contenuto di sali e impurità.
Secondo un’analisi di ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), un condizionatore domestico può produrre tra 1 e 2 litri di condensa all’ora, con picchi maggiori in giornate particolarmente umide.
In un condominio di 10 appartamenti, con altrettanti condizionatori accesi 8 ore al giorno, si potrebbero raccogliere fino a 240 litri di acqua al giorno, equivalenti a più di 7.000 litri al mese: un quantitativo che, se gestito correttamente, può rappresentare un notevole risparmio.
QUALI USI PER L’ACQUA DI CONDENSA?
Le applicazioni pratiche sono numerose, ma è fondamentale ricordare che la condensa non è potabile: può tuttavia essere utilizzata in sicurezza per:
- Pulizie condominiali, ad esempio scale, cortili e garage.
- Irrigazione di piante ornamentali in aree verdi condominiali, previa verifica dell’assenza di contaminanti.
- Riempimento di cassette di scarico WC, se l’impianto è predisposto o modificato adeguatamente.
- Pulire la casa o utilizzare per il ferro da stiro
- Pulizia dell’auto, se previsto dal regolamento condominiale.
È LEGALE RACCOGLIERE LA CONDENSA?
Non esistono normative che vietino il recupero dell’acqua di condensa, purché non venga destinata ad usi potabili o alimentari. Anzi, il dlgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale) promuove il riuso delle acque non potabili per scopi compatibili, come irrigazione o pulizie.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 7/E del 25 giugno 2021, ha chiarito che interventi per il miglioramento dell’efficienza idrica degli edifici possono rientrare tra le spese detraibili se inseriti in un quadro di lavori più ampio.
Le principali fonti convergono su un dato: il riuso della condensa è un’opportunità concreta, purché gestita in sicurezza.
- ENEA fornisce dati tecnici attendibili su rendimento e quantità di condensa.
- ISPRA sottolinea il riutilizzo dell’acqua come strategia contro la scarsità idrica.
- AICARR e Assoclima raccomandano sistemi di raccolta a tenuta stagna e una regolare manutenzione per evitare proliferazioni batteriche.
COSA PUÒ FARE UN AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO?
L’amministratore, in qualità di responsabile della gestione delle parti comuni, può:
Proporre in assemblea un sistema di raccolta centralizzato e stabilire le modalità di utilizzo dell’acqua recuperata. Presentare un piano costi/benefici, dimostrando il risparmio stimato sulla base dei consumi attuali. Affidarsi a tecnici qualificati per la progettazione e installazione dei serbatoi.
Il recupero dell’acqua di condensa è un’idea semplice, economica e virtuosa, che trasforma un rifiuto in una risorsa. Un piccolo gesto che, moltiplicato su scala condominiale, può significare un grande passo verso un consumo più sostenibile, un risparmio reale per le famiglie e una maggiore consapevolezza ambientale. Si può utilizzare per moltissime cose ma non deve essere utilizzata per bere o cucinare e neppure darla ai nostri cari animali domestici.



