L’impianto di condizionamento è fonte continua di rumori e conflitti in condominio: ecco da cosa derivano i rumori e quali sono i limiti
Negli edifici residenziali moderni l’impianto di condizionamento rappresenta una dotazione ormai imprescindibile. Tuttavia, accanto ai benefici in termini di comfort abitativo, questa tipologia di impianto costituisce una sorgente di rumore continua e ciclica, spesso causa di conflitti condominiali, contestazioni e contenziosi, soprattutto quando non adeguatamente progettata e installata.
Il rumore prodotto dai climatizzatori può manifestarsi sia come rumore aereo sia come rumore strutturale, con modalità di propagazione differenti ma ugualmente invasive per i ricettori sensibili.
Le principali tipologie di rumore generate dai climatizzatori
Il funzionamento di un impianto di condizionamento può generare diverse componenti sonore, tra loro cumulabili:
Rumore aerodinamico
È causato dal flusso d’aria prodotto da ventilatori, split, griglie e bocchette. Con frequenze prevalenti tra 250 e 2.000 Hz. La cui percezione è data da un fruscio o sibilo continuo, spesso costante nel tempo.
Rumore meccanico
Origina dal funzionamento di compressori, motori e ventilatori, soprattutto nelle unità esterne. Con frequenze tipiche tra 63 e 500 Hz. La caratteristica, più marcato nei modelli obsoleti o privi di tecnologia inverter evoluta.
Rumore strutturale
È generato dalle vibrazioni che si trasmettono a pareti, balconi, solai e coperture. Con frequenze, tra 80 e 250 Hz. La criticità è che si propaga con maggiore facilità negli edifici leggeri o con strutture poco smorzate
Rumore impulsivo o ciclico
Deriva dalle fasi di accensione, spegnimento e modulazione degli inverter. Con frequenze, variabili e fastidiosità elevata, a causa della ripetitività e dell’imprevedibilità
Lo spettro acustico dell’impianto di condizionamento
Dal punto di vista tecnico, lo spettro acustico di un climatizzatore presenta caratteristiche ben definite: il Picco principale è tra 125 e 250 Hz, legato al compressore e alle vibrazioni meccaniche. Un Secondo picco tra 500 e 1.000 Hz, dovuto alla ventilazione e al flusso d’aria. Ha delle componenti basse tra 63 e 100 Hz, riconducibili a fenomeni di risonanza strutturale e una coda fino a 2.000 Hz, generata dai fruscii aerodinamici.
Questa configurazione rende il rumore continuo e facilmente percepibile come invasivo, anche quando i livelli misurati risultano apparentemente contenuti.
Perché un impianto diventa rumoroso
Le principali cause dell’insorgenza di problematiche acustiche sono riconducibili ad una scelta inadeguata dell’apparecchiatura, in particolare compressori rumorosi, modelli datati o privi di controllo inverter. Frequenti sono i casi dovuti ad una installazione non corretta, come il fissaggio rigido delle unità esterne o l’uso di staffe metalliche senza disaccoppiamento. Si possono rilevare anche casi dovuti al loro posizionamento errato, ad esempio in prossimità di finestre, camere da letto o in nicchie e rientranze riflettenti. Anche le canalizzazioni non trattate, con condotti rigidi non isolati o velocità dell’aria eccessive possono contribuire alla rumorosità dell’impianto.
Le modalità di trasmissione del rumore
Il rumore prodotto dagli impianti di condizionamento può propagarsi attraverso le vie aeree, per diffusione diretta verso ambienti interni o l’esterno, particolarmente critica nelle ore notturne. Per le vie strutturali, mediante la trasmissione delle vibrazioni attraverso staffe, balconi e solai. Per le vie fono-passanti, dovute ad attraversamenti murari non adeguatamente sigillati per il passaggio delle tubazioni frigorifere
Interventi efficaci per la riduzione della rumorosità
Una corretta strategia di mitigazione acustica può prevedere diversi interventi combinati come il disaccoppiamento antivibrante con supporti elastici per le unità esterne e giunti flessibili sulle tubazioni. Attraverso l’isolamento delle canalizzazioni con il rivestimento dei condotti con materiali fonoassorbenti e la riduzione della velocità dell’aria nei canali. Con schermature acustiche effettuate attraverso barriere fonoisolanti per le unità esterne e facendo attenzione al corretto raffreddamento del condensatore. Aiuta notevolmente anche il corretto posizionamento degli impianti ad un’adeguata distanza da finestre e locali sensibili. Evitare anche le superfici riflettenti ravvicinate.
Buone pratiche da seguire in ambito condominiale
Per prevenire contestazioni e disagi, è consigliabile preferire apparecchi con bassa potenza sonora dichiarata, installare unità esterne su supporti antivibranti certificati, evitare fissaggi rigidi su pareti leggere, isolare accuratamente i passaggi murari, ridurre le velocità nei condotti canalizzati, evitare installazioni in nicchie chiuse. Inoltre, è sempre opportuno verificare periodicamente serraggi e bilanciamenti e prediligere sistemi inverter a funzionamento continuo. Valutare, anche, l’effetto cumulativo di più unità installate ed effettuare misure fonometriche in condizioni reali di esercizio.
Un esempio pratico. In un condominio con unità esterna installata su un balcone senza supporti antivibranti, il rumore percepito nell’appartamento sottostante risultava fastidioso soprattutto di notte. L’intervento di sostituzione delle staffe rigide con supporti elastici certificati e la sigillatura dei passaggi murari ha ridotto il livello sonoro percepito di oltre 8 dB(A), riportando la situazione entro condizioni di accettabilità e risolvendo il contenzioso.
Sappiamo che l’impianto di condizionamento è una sorgente di rumore continuo e strutturalmente trasmissibile, purtroppo spesso sottovalutata in fase progettuale e installativa. La criticità principale risiede nella trasmissione solida delle vibrazioni e nella percezione notturna del rumore, anche quando i valori risultano formalmente conformi ai limiti normativi.
Una mitigazione efficace si fonda su tre pilastri fondamentali, la scelta accurata delle macchine, la posa corretta con sistemi antivibranti e l’integrazione acustica dell’impianto con l’edificio.
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