Si può tenere la TV ad alto volume in casa anche se il vicino si lamenta del rumore? Quali sono i limiti e quale è il ruolo dell’amministratore
Il condominio è un microcosmo di convivenze, dove abitudini, sensibilità e necessità diverse si incontrano e, talvolta, si scontrano. Tra le cause più frequenti di tensioni vi sono i rumori molesti e la TV ad alto volume è tra i disturbi più segnalati. C’è chi lamenta di non poter riposare e chi non si rende conto di arrecare disagio, spesso per difficoltà uditive o semplicemente per abitudine. In queste situazioni l’amministratore si trova a dover svolgere un ruolo delicato: mediare tra il diritto alla quiete della collettività e quello del singolo alla fruizione della propria abitazione. L’obiettivo non è creare conflitti, ma costruire soluzioni che restituiscano serenità e rispetto reciproco.
Il tema trova fondamento nell’articolo 844 del codice civile, che regola le cosiddette “immissioni” e stabilisce che rumori eccessivi non devono superare la normale tollerabilità. La giurisprudenza della Corte di Cassazione (ad esempio, sentenza n. 955/2017) ha precisato che la valutazione non riguarda solo l’intensità del rumore, ma anche gli orari e la frequenza con cui esso si verifica. Da non trascurare, inoltre, il regolamento condominiale, che spesso prevede fasce orarie di silenzio e i regolamenti comunali sul rumore, che fissano limiti più tecnici in decibel . In casi estremi, il codice penale (art. 659) contempla anche il reato di disturbo della quiete pubblica.
La TV ad alto volume è solo una delle circostanze che possono portare a conflitti sui rumori. C’è lo stereo del vicino o strumenti musicali suonati in orari inopportuni. C’è il condomino che usa per ore l’aspirapolvere o gli strumenti da giardino come il tosaerba. L’amministratore, prima di intervenire, deve porsi alcune domande:
- Il disturbo della TV ad alto volume è sporadico o costante? Avviene di giorno o durante le ore di riposo notturno?
- Quali sono le condizioni personali del condomino interessato? Un soggetto anziano o ipoacusico potrebbe avere esigenze reali;
- Esistono soluzioni pratiche, come l’uso di cuffie wireless o amplificatori personali, che possono soddisfare entrambe le parti?
- Che tipo di clima condominiale c’è? In contesti già conflittuali occorre ancora più prudenza e diplomazia.
Il percorso consigliato all’amministratore è graduale, per evitare inutili irrigidimenti:
- Verificare le segnalazioni: ascoltare più condomini per valutare l’effettiva entità del disturbo della TV ad alto volume, evitando di esporre chi segnala;
- Dialogo informale: un colloquio personale e rispettoso con l’interessato spesso risolve la questione, soprattutto se si tratta di un problema di salute o di consapevolezza;
- Comunicazione ufficiale: se il problema persiste, inviare una lettera formale che richiami le norme e il regolamento;
- Mediazione: favorire un incontro tra le parti, magari proponendo soluzioni tecniche condivise;
- Intervento legale: solo come extrema ratio, supportare i condomini disturbati in azioni legali o perizie fonometriche.
In un condominio di Roma, ad esempio, alcuni residenti lamentavano che una vicina teneva la TV ad alto volume fino a tarda notte. L’amministratore, anziché partire da diffide scritte, scelse la via del dialogo diretto. Scoprì che la signora soffriva di ipoacusia e non si rendeva conto del disturbo. Propose l’acquisto di cuffie wireless, con un piccolo contributo del condominio. La condomina accettò, il problema fu risolto e il rapporto di vicinato addirittura migliorò.
Gestire il problema della TV ad alto volume in condominio significa soprattutto prevenire l’escalation dei conflitti. L’amministratore, con empatia e professionalità, deve farsi promotore di una soluzione che non metta nessuno all’angolo, ma che restituisca a tutti il diritto alla serenità. Perché, in fondo, vivere in condominio significa condividere non solo spazi, ma anche rispetto.
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di Mariolina Servino Art Director
chanel65.ms@gmail.com



