Durante un furto in banca a Milano un ladro scivola nel palazzo ottenendo pieno risarcimento danni dal condominio
Un caso paradossale ma giuridicamente fondato che richiama gli amministratori a una gestione attenta dei rischi nelle parti comuni. Un episodio che pare incredibile ma giuridicamente corretto che trova piena legittimazione nel diritto. È il caso di un condominio nel centro di Milano, dove un ladro in fuga, dopo aver rapinato una banca, è scivolato nell’androne del palazzo ottenendo successivamente un risarcimento danni.
IL FURTO E L’INCIDENTE
L’edificio è elegante, con un androne in marmo oggetto di particolare cura. Dopo accese discussioni assembleari, i condomini avevano optato per una manutenzione estetica molto accurata. Il risultato un pavimento costantemente cerato, una superficie estremamente lucida, ma un elevato rischio di scivolosità.
Una mattina, un uomo entra di corsa nel palazzo, inseguito dalle forze dell’ordine dopo aver appena commesso una rapina. Nel tentativo di sottrarsi alla cattura percorre pochi metri nell’androne, perde aderenza sul pavimento, cade violentemente, riportando lesioni. Viene immediatamente arrestato. Il denaro viene recuperato. Ma la vicenda non si conclude lì.
LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO
A distanza di alcune settimane, l’amministratore riceve una richiesta formale di risarcimento. Il ladro, assistito da un legale, sostiene che il pavimento fosse eccessivamente scivoloso, non fosse presente alcuna segnalazione di pericolo e che la caduta fosse riconducibile a una vera e propria insidia. Vengono richiesti danni fisici, biologici e morali.
IL QUADRO GIURIDICO: RESPONSABILITÀ DEL CONDOMINIO
La vicenda rientra nell’ambito dell’art. 2051 del codice civile, che disciplina la responsabilità per danno da cosa in custodia. Il condominio, quale custode delle parti comuni, è responsabile dei danni causati da queste, salvo che provi il caso fortuito.
Per ottenere il risarcimento è sufficiente dimostrare l’esistenza del danno e il nesso causale tra danno e cosa (il pavimento). Non è necessario dimostrare la colpa del condominio. Le pronunce della Corte di Cassazione in merito rappresentano il riferimento più autorevole e confermano la natura oggettiva (o quasi oggettiva) della responsabilità.
Il giudice ha individuato il nodo centrale nella presenza di un’insidia. Un pavimento eccessivamente cerato, particolarmente scivoloso e privo di segnalazioni visibili, può costituire una situazione di pericolo non percepibile e quindi fonte di responsabilità. In questi casi, il condominio risponde del danno. L’aspetto più sorprendente riguarda la posizione del danneggiato.
Il soggetto stava fuggendo dopo aver commesso un reato e si trovava nel condominio senza titolo. Tuttavia, secondo il diritto civile la responsabilità si fonda sul rapporto tra cosa e danno, non sulla moralità del soggetto. Il risarcimento è stato quindi riconosciuto e liquidato tramite la compagnia assicurativa del condominio.
Questo caso evidenzia alcune indicazioni fondamentali per gli amministratori:
1. Equilibrio tra decoro e sicurezza. Un eccesso di manutenzione può trasformarsi in un rischio.
2. Segnalazione obbligatoria dei pericoli: cartelli, avvisi e delimitazioni sono strumenti essenziali di tutela.
3. Controllo delle imprese di pulizia. È necessario verificare i prodotti utilizzati, le modalità operative e il rispetto delle norme di sicurezza.
4. Copertura assicurativa adeguata.
Una polizza RC condominiale efficace è fondamentale per la gestione del rischio. Questa vicenda dimostra un principio tanto semplice quanto spesso sottovalutato, che il diritto civile tutela il danno, non giudica il comportamento del danneggiato.
Per l’amministratore, ciò significa una sola cosa, prevenire sempre, documentare tutto, segnalare ogni rischio. Perché, anche nei casi più improbabili, la responsabilità può sorgere comunque. E, come dimostra questa storia, può accadere persino di dover risarcire… un ladro.
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