La pulizia del marciapiede è solo in alcuni casi dovere del portiere. In ogni caso deve essere rispettato il contratto di lavoro
Ogni mattina molti condomini trovano davanti al portone residui di foglie, cartacce o piccoli rifiuti lasciati da passanti o dal vento. È un disagio estetico, ma anche un problema di decoro e di sicurezza: un marciapiede sporco trasmette incuria e può aumentare il rischio di scivolamento. Da qui nasce una domanda ricorrente: è corretto chiedere al portiere di pulire il tratto antistante il condominio pubblico antistante il condominio? La necessità è reale – mantenere l’accesso pulito e sicuro – ma la possibilità non è scontata, perché lo spazio è pubblico, non condominiale.
Questo articolo aiuta i lettori a orientarsi tra obblighi, consuetudini e criteri di buon senso, così da evitare incomprensioni e gestire il rapporto con il portiere in modo equilibrato e conforme alle norme.
Le richieste al dipendente del condominio in materia di pulizie esterne possono nascere in modo reattivo: si nota sporco davanti al portone e si chiede un intervento immediato. Un approccio programmato, però, è più efficace: definire a priori chi fa cosa, con quali limiti e in quali orari, evitando discussioni e aspettative non realistiche. Bisogna innanzitutto fare delle premesse doverose ai fini dell’inquadramento della questione che andiamo a trattare.
È UN DOVERE DEL PORTIERE?
Il marciapiede è, per legge, spazio pubblico e tenerlo pulito compete al Comune o al gestore del servizio di igiene urbana. Chi lavora in portineria è un dipendente privato e le sue mansioni devono essere stabilite nel contratto collettivo nazionale (CCNL Portieri e Custodi) e nel regolamento di condominio. I portieri non possono essere obbligati a svolgere attività non previste dal suo mansionario.
Pulire lo spazio pubblico davanti al palazzo è possibile solo se espressamente previsto nel contratto individuale o nella delibera assembleare che definisce mansioni aggiuntive. In assenza di tale previsione, un intervento sporadico e volontario è possibile, ma non può essere richiesto come obbligo.
Alcuni Comuni adottano regolamenti che invitano i frontisti (privati o condomini) a mantenere pulita l’area antistante, ma senza trasformarlo in obbligo giuridico.
Esempio pratico. Il portiere che, uscendo per aprire il cancello, raccoglie una lattina dalla strada non svolge un obbligo, ma un gesto collaborativo.
Se invece gli viene imposto quotidianamente di spazzare il marciapiede senza che ciò compaia nel suo mansionario, il condominio è fuori dalle regole. In condominio è fondamentale valutare se la richiesta rivolta alla portineria sia adeguata, equilibrata e rispettosa del contratto di lavoro.
Per gestire in modo chiaro e trasparente la pulizia dell’area antistante, il condominio può adottare una procedura semplice e precisa indicando cosa deve fare o non fare il portiere. Pertanto, chiedere ai portieri di pulire il tratto di strada pubblico non è un diritto automatico del condominio: è un’attività che richiede accordi chiari, rispetto del contratto e consapevolezza dei limiti posti dalle norme. Dare per scontata la disponibilità a compiere mansioni extra può portare a conflitti che generano a loro volta situazioni di conflitto destinate a peggiorare. La cosa più saggia è confrontarsi in assemblea o con l’amministratore e affrontare il tema con il dipendente in modo chiaro e rispettoso del lavoro che il dipendente svolge.
Una gestione trasparente e condivisa consente di preservare il decoro esterno senza compromettere i rapporti con il portiere e senza violare regole contrattuali o amministrative. La cura degli spazi comuni – e anche dei loro immediati confini – è una responsabilità collettiva che, se ben organizzata, contribuisce al benessere dell’intero condominio.
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di Lilly Falcone Responsabile gestione immobiliare
direzionerivista@condominiozeroproblemi.it



