Filtri, qualità dell’acqua e assistenti bagnanti, cosa cambia per le piscine con la legge in discussione alla Camera. Parla il presidente di Assopiscine Ferruccio Alessandria
Nei prossimi mesi la gestione delle piscine in Italia potrebbe vedere una stretta normativa sulla sicurezza, obbligando i proprietari ad aggiornare e recepire fino all’ultimo le misure di sicurezza. Un tema che riguarderà da vicino decine di migliaia di condomìni che hanno una piscina al proprio interno. Nelle settimane scorse il Governo è intervenuto con il Decreto sport che ha messo un tampone dopo i terribili fatti di cronaca che hanno visto dei bambini rimanere intrappolati e morire a causa di bocchettoni non a norma. Entro la fine della legislatura però potrebbe entrare in vigore un corpus di norme organico per aggiornare la sicurezza e cercare di ridurre il numero di persone che ancora ogni anno perde la vita in piscina in Italia, 37 casi solo fra 2024 e 2025 secondo l’Istituto superiore di Sanità (su un totale di 600 annegamenti in Italia nel biennio – LEGGI QUI I NUMERI).
A oggi infatti in Italia esistono molte norme tecniche sulla sicurezza degli impianti che in parte però sono di applicazione volontaria e non obbligatoria. “Le norme Uni sono delle indicazioni al momento, perché diventino cogenti serve una norma”, spiega a CondominioNotizie Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine che riunisce i gestori di piscine e che da molto tempo si batte per aumentare gli obblighi che garantiscono la sicurezza per il pubblico. Una posizione non scontata visto che questi obblighi costeranno ai gestori oggi non completamente in regola con le norme UNI investimenti economici e aggiornamenti. “Noi dobbiamo proteggere i bambini che annegano”, spiega Alessandria, “perché non è pensabile che un bimbo di 7 anni che sa nuotare bene ed è in salute perda la vita perché qualcuno non ha fatto manutenzione, quella persona deve andare in galera per come la vedo”. Per spiegare la sua posizione Alessandria usa un’auto usata come metafora: se per la propria sicurezza si fa la manutenzione, la revisione e il tagliando alla macchina periodicamente è assurdo non farlo a impianti complessi e potenzialmente pericolosi come quelli natatori. “C’è un allarmismo fra alcuni operatori legato al decreto che entra in vigore ad agosto che non ha senso”, spiega il presidente di Assopiscine, “il problema non è che ti devi adeguare entro agosto, è che ti dovevi adeguare dieci anni fa”.
QUANTE PISCINE CI SONO OGGI IN ITALIA?
Il mercato delle piscine in Italia è cresciuto enormemente negli ultimi 40 anni, complice l’abbassamento dei costi e le maggiori possibilità economiche delle famiglie rispetto agli anni ’70. Basti pensare che il numero di operatori certificati negli anni ’80 era di una ventina, oggi ci sono oltre 3000 aziende che realizzano piscine e 3000 operatori che gestiscono strutture pubbliche. Oggi inoltre realizzare una piccola piscina costa poco di più di un’auto nuova. Un settore che cresce del 5/6% annuo.
In Italia le piscine sono circa un milione e di queste la stragrande maggioranza sono private, oltre 800 mila. Quelle condominiali rientrano nella fetta di circa 100/150 mila impianti privati aperti al pubblico (fra cui ci sono anche alberghi, agriturismi, Spa e strutture ricettive varie che saranno quelli più toccati dall’aggiornamento normativo. Filtri, pompe, bocchettoni, qualità dell’acqua dovranno essere manutenuti costantemente per non rischiare di finire nel penale.
Va detto però che la stragrande maggioranza degli impianti italiani non solo è a norma ma è assolutamente sicura e in questo i condomìni risultano tra i più virtuosi, ci conferma Alessandria. Questo in buona parte per il ruolo degli amministratori che, essendo responsabili in prima persona della manutenzione delle parti comuni, tengono nella maggior parte dei casi costantemente manutenute e in sicurezza le piscine condominiali.
COSA CAMBIA CON LE NORME IN ARRIVO
Alla Camera dei Deputati è approdata circa un anno fa la proposta 2576 che mira a regolamentare appunto le piscine a uso pubblico. Sul tema esistono diversi riferimenti, dal Testo Unico sulle leggi sanitarie del 1934 alla circolare 128 del 1971 del Ministero della Salute che è stata per molto tempo il riferimento del comparto, ma a tutt’oggi manca una legge nazionale. Un momento di svolta normativa è arrivato con la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 che ha fatto sviluppare la normativa regionale, anche se in ordine sparso. Il disegno di legge che è attualmente in Commissione Affari Sociali alla Camera rende obbligatorie tutte le norme UNI. Il grosso delle misure su cui si concentra la legge riguardano:
- Parte tecnologica: filtrazione che deve garantire un minimo di ricircoli. L’adeguamento può essere minimo ma in alcuni casi anche costare molto caro se ad esempio vanno aggiunti filtri e pompe di backup che non c’erano prima. Qui la norma di riferimento è la 10637 UNI che potete trovare qui;
- La qualità dell’acqua con controlli frequenti;
- Evitare le cadute accidentali: questo significa barriere di protezione intorno alle piscine per evitare che bambini piccoli possano scavalcarle, ma significa anche coperture per quando la piscina è chiusa.
È OBBLIGATORIO IL BAGNINO NELLE PISCINE CONDOMINIALI?
Il tema dei bagnini e degli assistenti bagnanti è uno dei temi di scontro in queste settimane. La norma attualmente lo prevede ma è possibile, e anche auspicabile, che i legislatori intervengano per evitare che molti impianti non aprano più, soprattutto quelli condominiali. Se la legge passasse così com’è un condominio di 4 o 5 unità dovrebbe assumere un assistente bagnante il cui costo stagionale sarebbe enorme per quelle famiglie. Oltre al fatto che non c’è in Italia un numero sufficiente di assistenti bagnanti per coprire gli oltre 100 mila impianti aperti al pubblico.
“Ci sono delle alternative che riducono notevolmente i rischi, che sono quelle che abbiamo proposto”, spiega Alessandria, “in primis riducendo la profondità come fanno alcune regioni ad esempio su piscine sotto i 100 metri quadri con altezze inferiori a 1,40 metri, mettendo delle barriere di sicurezza e una videocamera di sorveglianza. O magari avere qualcuno nell’area che è formato al primo soccorso che è diverso che avere un assistente bagnante fisso”.
IL TEMA DELLE CERTIFICAZIONI
Un punto che invece alla legge manca e che sarebbe di buon senso prevedere è invece una certificazione chiara sugli impianti a norma, che oggi invece non c’è. Chi va in una piscina non può sapere se l’impianto è nuovo o datato, se ha le misure di sicurezza aggiornate e se quindi può stare tranquillo a farci nuotare un bambino. “Noi come associazione abbiamo avviato una certificazione per le imprese che costruiscono piscine”, dice il presidente di Assopiscine, “ma oggi una certificazione vera e propria che il pubblico possa riconoscere è qualcosa che manca e su cui noi non solo siamo assolutamente d’accordo ma è qualcosa su cui abbiamo intenzione di ottenere al più presto”.
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