Api e apiari in condominio. Quando l’apicoltura entra nei palazzi e quali sono le norme per avviare questa attività nel palazzo
Api sui tetti dei palazzi, negli orti urbani, nei giardini privati, Quella che fino a pochi anni fa sembrava un’idea a dir poco bizzarra oggi è una realtà molto concreta in molte città italiane. A Milano, Torino, Roma, Bologna sono sempre di più i progetti che stanno riportando gli alveari in città, trasformando gli spazi urbani in piccoli presìdi di biodiversità.
Il fenomeno che a New York, Parigi, Londra e Bruxelles si è ormai affermato da parecchio tempo, si sta trasferendo un po’ alla volta anche in Italia. La domanda che molti si pongono e che alcuni lettori ci hanno fatto è quindi inevitabile: si può installare un piccolo apiario nel giardino condominiale? La risposta non è semplice e va esaminata sotto diversi profili.
Possiamo dire subito che non esiste un divieto generale, ma la questione coinvolge oltre che la normativa strettamente riferita al condominio anche le norme sulla sicurezza, le norme che regolamentano l’apicoltura, la responsabilità dei condòmini e del condominio e la convivenza tra i condòmini.
Prima di affrontare il tema strettamente condominiale ci sembra opportuno fare una panoramica su ciò che sta accadendo nelle principali città italiane al riguardo del fenomeno che andremo ad esaminare in ambito condominiale. Esaminiamo il fenomeno delle api che tornano in città con alcuni esempi concreti.
A Milano vi sono oltre un milione di api in città. Uno dei progetti più noti è quello sviluppato con il programma Urban BeeHives, che è un alveare domestico innovativo progettato per l’apicoltura urbana. Permette di ospitare questi insetti importantissimi su spazi comuni, sul balcone di casa o addirittura in casa al fine di facilitare la biodiversità urbana e la produzione di miele.
Nel 2021 il progetto ha introdotto nuove colonie in arnie progettate anche da artisti ed installate in diversi spazi della città. Sempre a Milano nel 2021 sono state installate sei arnie nel municipio 8 in un parco comunale in una piccola area recintata.
Queste iniziative hanno portato ad oltre un milione di api urbane, con l’obiettivo di aumentare la biodiversità cittadina e la sensibilizzazione dei cittadini. Il progetto è considerato uno dei più grandi in Europa in tema di apicoltura urbana organizzata.
Un altro esempio è rappresentato dal progetto “La terrazza delle api” in Cascina Cuccagna sempre nel cuore di Milano dove la terrazza ne ospita 250.000 in due apiari. Il loro scopo è anche quello di proteggere questi animali, che ricordiamo sono animali innocui e che non vanno disturbati, ma anche quello di far conoscere il ruolo che questi insetti hanno e quello che svolgono a favore della biodiversità urbana e dell’agricoltura in generale.
A Torino, che è stata una delle prime città italiane a sperimentare il modello degli alveari sui tetti degli edifici abbiamo diversi progetti. Già dal 2010 si contavano oltre 20 apiari urbani con più di 150 alveari, nati a seguito di progetti promossi da associazioni, ad università e alla rete Slow Food.
In alcuni casi gli alveari sono stati collocati anche sui tetti in pieno centro città, trasformandoli in dei veri e propri “orti pensili” dove le api trovano fioriture urbane e spazi verdi.
I principali progetti sono rappresentati da UrBees, nato intorno al 2010 dall’idea di alcuni ragazzi. Un altro è quello più recente di Environment Park, il parco tecnologico nel centro di Torino sempre promosso da UrBees. Questi non sono i soli.
Queste esperienze hanno dimostrato che, adottando una gestione corretta di questi insetti (che appartengono alla categoria degli Imenotteri) possono condividere anche in contesti fortemente urbanizzati.
A Roma, inoltre, le api sono utilizzate anche per monitorare il livello di inquinamento assumendo una funzione scientifica. Vengono inoltre utilizzate come bioindicatori ambientali, perché attraverso il polline è possibile individuare tracce di elementi inquinati come i metalli pesanti o di particolato atmosferico che è una miscela di particelle sospese nell’aria.
Il progetto “Api in città”, sviluppato con il coinvolgimento della Federazione Apicoltori Italiani, ha installato alveari in diversi punti strategici della città. Tra questi la sede della Confagricoltura nel centro storico.
Sono da menzionare anche altri progetti come il GRABees definito anche il “Miele delle Mura”, che prevede la produzione di miele lungo le mura Aureliane e altri siti storici , oppure il progetto “Orti Urbani Garbatella, oltre a molti altri.
Inoltre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, molte ricerche dimostrano che l’ambiente urbano può essere favorevole alle api. Infatti, le città offrono una grande varietà di fioriture ornamentali, spazi verdi tutto l’anno e una minore presenza di pesticidi agricoli rispetto ad altri spazi.
LE NORME PER AVVIARE UN APIARIO IN CASA
Il fatto che gli alveari esistano in molti contesti urbani non significa però che automaticamente possono essere collocati in qualsiasi spazio condominiale. Il principale elemento da considerare è il luogo dove si vorrebbe collocarlo.
Se lo si vuole posizionare in un giardino comune che è regolato dall’art. 1117 del c.c. va evidenziato che ogni condomino può usarlo con i limiti dell’art. 1102 del c.c. (non deve alterare la destinazione del bene e non deve impedire agli altri condomini di farne pari uso).
L’installazione di alveari potrebbe infatti limitare l’uso del giardino agli altri e generare timori tra i residenti. Pertanto, l’eventuale collocazione deve essere discussa e deliberata dall’assemblea condominiale.
Un secondo elemento è rappresentato dalle distanze legali da rispettare. La norma di riferimento è l’art. 896-bis del c.c., che disciplina gli alveari e che stabilisce che gli apiari debbono essere collocati ad almeno 10 metri di distanza dalle strade pubbliche e ad almeno 5 metri dai confini di proprietà.
Tali distanze si possono ridurre se sono presenti delle barriere come muri o siepi con un’altezza di almeno due metri al fine di impedire alle api di prendere quota durante il volo. Queste prescrizioni diventano molto rilevanti nel contesto di un condominio, dove lo spazio è limitato e deve essere disponibile per tutti.
Inoltre, chi possiede degli alveari deve rispettare anche gli obblighi della legge 24 dicembre 2004 n. 313, che disciplina l’apicoltura in Italia e che in base a tale norma l’apicoltura è riconosciuta come un’attività agricola di interesse nazionale.
Tra gli ulteriori adempimenti vi è l’obbligo della registrazione degli alveari nella banca dati apistica nazionale con la conseguente comunicazione della posizione dell’alveare ai servizi veterinari e il rispetto delle norme sanitarie.
Tutte queste norme e obblighi vanno applicate anche in caso di allevamenti effettuati come semplice hobby. Senza contare l’ulteriore aspetto previsto dall’art. 2052 del c.c. in tema di responsabilità civile che riguarda il proprietario di un animale e la responsabilità dei danni da questo causati, salvo il caso fortuito.
In ambito condominiale significa che chi gestisce l’apiario potrebbe essere chiamato anche per gli eventuali danni che gli insetti potrebbero causare a terzi. Da qui la necessità di stipulare apposite polizze assicurative.
Pertanto, anche se gli esempi sopra riportati dimostrano che gli alveari possono convivere con l’ambiente urbano e che in molti contesti europei sono anche presenti in progetti ambientali condivisi con una produzione di miele destinata anche ai condòmini, bisogna adottare una particolare prudenza.
Occorre verificare, anche cosa dice in merito il regolamento condominiale, tener conto delle distanze legali, adottare un’apposita delibera assembleare oltre che rispettare tutti gli obblighi previsti dal codice civile e dalla normativa apistica.
Solo se sussistono tutte queste condizioni l’apicoltura urbana può trasformarsi, anche per un condominio, da possibile fonte di conflitto a un progetto sostenibile e condiviso.
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