Dopo anni di proteste il Viminale ha stabilito il divieto di self check-in che Firenze aveva annunciato per prima a novembre.
Per prima era stata Sara Funaro. La sindaca di Firenze, poche settimane dopo l’elezione, si era scagliata contro le keybox attaccate a qualsiasi appiglio sotto i portoni del centro storico di Firenze. Funaro aveva annunciato poche settimane fa che da gennaio 2025 le keybox sarebbero state vietate nell’area di Firenze riconosciuta patrimonio Unesco insieme ad altri comportamenti che hanno trasformato uno dei luoghi di arte più famosi del mondo in una zona franca per il turismo in cui tutto è concesso. Tra le misure c’è ad esempio il divieto dell’uso del megafono per i tour e maggiori limiti per le “golf car”, le vetture elettriche usate per trasportare turisti e bagagli.
A dare sponda a Funaro (eletta col centrosinistra) è stata dapprima il ministro del Turismo Daniela Santanché e infine è arrivato il giro di vite del Governo che attraverso il capo della Polizia, Vittorio Pisani, ha imposto il divieto di usare le keybox in Italia. Nei mesi scorsi la stessa misura era stata presa nella Comunità Valenciana in Spagna ma l’Italia è il primo Paese a imporre un divieto organico sul territorio nazionale.
Parliamo dei lucchetti con combinazione all’interno dei quali i gestori di strutture turistiche extralberghiere (che chiamiamo grossolanamente B&B) nascondono le chiavi degli alloggi che i turisti possono così aprire da soli. Al momento della prenotazione il gestore invia il codice per aprire la keybox in modo da non dover andare ad aprire la porta a chi arriva. È il cosiddetto “self check-in”, uno dei comportamenti più contestati dell’epoca dell’iperturismo.
Il self check-in introduce diversi elementi di rischio per la sicurezza. Sono infatti spesso forzate dai ladri per entrare nel palazzo ma soprattutto, ha rilevato Pisani, violano il principio per cui chi alloggia in una struttura temporaneamente, turistica o meno, deve essere segnalato alla Questura. La norma organica è del 2015 ma in Italia va molto indietro nel tempo e risale alle misure antiterrorismo degli anni ’70 mai cancellate. Se il gestore non controlla che chi entra sia effettivamente chi è riportato sui documenti allora negli appartamenti può esserci chiunque (è recente il caso di un latitante arrestato in un B&B dove era entrato con falsi documenti). Sono già allo studio sistemi di identificazione a distanza che la Polizia cercherà di rallentare il più possibile.
Da un punto di vista condominiale non vi è giurisprudenza in merito. Il condominio potrebbe vietarle mediante delibera dell’assemblea negli spazi comuni come portoni e androni (di certo non sulla porta privata né quelle attaccate su pali della luce o paracarri distinti dal palazzo). Altri Paesi hanno normative più severe. In Francia ad esempio il Codice generale della proprietà pubblica vieta categoricamente di attaccare qualsiasi oggetto a cose pubbliche, mentre per farlo in aree condominiali comuni serve l’autorizzazione dell’assemblea (ma non serve alcun permesso per mettere una keybox su cose di proprietà come giardini, cancelli o porte di casa). Ad Amsterdam al contrario ci sono addirittura dei “Keycafe” dove sono messe a disposizione dei proprietari di case delle cassette di sicurezza così che gli inquilini possano entrare in possesso delle chiavi da loro.
La verità è che la sicurezza è l’appiglio (sacrosanto) a cui si attaccano sindaci e associazioni di cittadini stufi di vedere trattati i propri palazzi, magari storici, come dormitori un tanto al chilo. Le keybox attaccate ai portoni sono odiate dai condomini perché dicono a chiunque passa di là che in quel palazzo si entra senza controlli e soprattutto senza regole. Il check-in di persona infatti serve non solo alla Questura ma anche a illustrare a chi entra in un condominio quali sono le regole da rispettare, dagli orari di silenzio alla raccolta differenziata che nelle nostre città cambia da quartiere a quartiere e le cui sanzioni a fronte di errata collocazione dei rifiuti vengono pagate in solido da tutti gli abitanti del palazzo.
La libertà di iniziativa economica di chi possiede un immobile deve essere tutelata ma lo stesso vale per la concorrenza con chi fa turismo con attività professionali ed è obbligato a rispettare ben più rigide norme di chi decide di mettere il proprio immobile su portali per turisti.

di Andrea Battistuzzi – Giornalista
direzionerivista@condominiozeroproblemi.it










