Racconto surreale di ciò che può succedere in una normale assemblea quando i condòmini tirano fuori l’AI dal cilindro
L’Intelligenza Artificiale ormai è nelle nostre vite, quotidiane. Esempio. È una bella giornata di primavera quando mi chiama sul cellulare Luca, un amico, collega e compagno di mille avventure. Spesso ci scambiamo aneddoti su quanto i condomini facciano ridere e, come frequentemente accade in questo mondo grigio di scartoffie e quadrature, ci consoliamo di lavori non deliberati o mancati rinnovi. A differenza del solito, oggi però Luca non ha l’aria serena. Il suo tono è particolarmente corrucciato e mi telefona per farmi una confidenza: la sera precedente, durante una banale assemblea in cui deliberare spese straordinarie si è imbattuto in un esemplare di homo insapiens.
Intelligenza Artificiale in assemblea condominiale, il caso
Il bipede, ricurvo su una sedia sgangherata di una parrocchia che potrebbe essere quella di qualsiasi chiesa o circolo del nostro Paese non dialogava con l’amministratore, non lo guardava negli occhi, ma parlava in maniera robotica fissando e leggendo ciò che lo schermo gli suggeriva.
Il condomino registrava le domande del malcapitato professionista e aspettava che l’ennesima intelligenza artificiale desse le risposte da vomitare a sua volta addosso al malcapitato amministratore di turno. Il giorno successivo il collega sconsolato mi chiama e mi domanda: “Come può l’uomo sconfiggere l’intelligenza artificiale?” ed io ho semplicemente replicato “Sarah Connor riesce a battere Terminator perché fa prevalere l’umanità rispetto alla macchina, fallo anche tu!”
L’intelligenza artificiale estrae i dati che elabora dal mondo di Internet in maniera molto varia, sia da siti che spesso possono contenere refusi, sia da sentenze non definitive e perfino dai social dove ci sono i classici leoni da tastiera. La AI, quindi, non è sempre affidabile ma è ben preparata quando noi non sappiamo nulla di un determinato argomento; davanti ad un esperto o ad un’autorità sul tema l’intelligenza artificiale dimostra il proprio pressapochismo.
Ci sono 5 proiettili che il nostro amministratore può sparare verso il condomino ottuso: secondo Goleman, sono 5 i pilastri che sviluppano l’intelligenza emotiva. In primo luogo, l’autoconsapevolezza, cioè riconoscere le proprie emozioni che vanno gestire con autocontrollo. A questo aggiungiamo la motivazione a perseguire i propri obiettivi e l’empatia, ovvero la capacità di comprendere le emozioni, dal greco “sentire dentro”. Sommiamo a questo le abilità sociali cioè saper gestire le relazioni e comunicare efficacemente e influenzare positivamente.
Una buona notizia, queste abilità nascono con noi ma possono essere allenate e migliorate. È evidente che per battere l’intelligenza artificiale l’uomo non debba puntare sul vincere dal punto di vista delle competenze generiche, ma deve scommettere tutto sulla capacità che le macchine non possono riprodurre: una stretta di mano, un’esperienza soggettiva, la vera empatia e la coscienza critica. L’intelligenza artificiale eccelle nel calcolo logico, nell’analisi di masse enormi di dati, in maniera molto veloce e rapida. L’essere umano invece mantiene il vantaggio incolmabile in tutto quello che riguarda il senso e il contesto profondo.
L’AI può far pensare di essere vicino a noi ma non prova emozioni, può solo imitarle, spesso con risultati grotteschi degni delle opere di Asimov.
È innegabile che questo genere di tecnologie siano uno strumento di supporto che uno studio professionale moderno ed automatizzato non deve trascurare ma solo la capacità umana in questa fase ci consente di guidare le comunità di condomini. Compito del nuovo amministratore digitale e quello di lasciare alle macchine le operazioni noiose, ripetitive ed automatizzabili affinché abbia il tempo di uscire dall’ufficio a stringere le mani dei propri clienti con un bel sorriso.
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