Tre rotture dell’acquedotto principale in pochi giorni e migliaia di persone a Pesaro alle prese con rubinetti a secco. L’esperienza personale dell’editore dii CondominioNotizie.it diventa una domanda sulla gestione dei servizi essenziali: se pretendiamo l’efficienza dall’amministratore di un palazzo, quanto dobbiamo pretendere da chi gestisce infrastrutture dalle quali dipendono intere città?
Pesaro senz’acqua a Ferragosto… Ci sono articoli che nascono da una sentenza, altri da una norma, altri ancora da una notizia. Questa nasce da un rubinetto. Più precisamente, da un rubinetto che apro e dal quale non esce una goccia d’acqua.
Sono a Pesaro per trascorrere il Ferragosto e qualche giorno di vacanza con mia moglie e alcuni amici. Una città che conosco, apprezzo e nella quale torno sempre molto volentieri. Questa volta, però, mi sono trovato davanti a una situazione che, dopo trent’anni trascorsi ad amministrare condomini, faccio fatica a considerare normale. Pesaro è rimasta senz’acqua proprio nei giorni di Ferragosto.
E non parliamo soltanto dell’impossibilità di fare una doccia dopo essere tornati dalla spiaggia.
Senza acqua non ci si lava, non si cucina normalmente, non si possono utilizzare adeguatamente i servizi igienici, diventa difficile pulire casa. Per bar, ristoranti, alberghi, stabilimenti balneari e attività commerciali il problema assume dimensioni ancora maggiori.
L’acqua non è un confort. È un servizio essenziale.
I fatti meritano di essere ricostruiti senza esasperazioni.
Pesaro senz’acqua a Ferragosto, i fatti
Secondo quanto comunicato e riportato dalla stampa locale e nazionale, la prima rottura dell’acquedotto provinciale si è verificato venerdì 14 agosto, intorno alle 18, nella zona di Montellabate, Vallefoglia e Tavullia. La riparazione è stata completata nel tardo pomeriggio e il ritorno dell’acqua era previsto progressivamente dalla serata, inizialmente a pressione ridotta. Sembrava la fine dell’emergenza. Non lo era.
Domenica 16 agosto a Pesaro è arrivata la notizia di una terza rottura dell’acquedotto principale, questa volta indicata nella zona di Belgatto di Fano. L’erogazione è nuovamente compromessa e sono stati predisposti punti di approvvigionamento mediante autobotti.
Le informazioni diffuse attribuiscono le rotture anche alla forte siccità, che determina la contrazione dei terreni argillosi e le conseguenti sollecitazioni sulle condotte. Una spiegazione tecnica che merita rispetto e approfondimento, ma una spiegazione non può automaticamente diventare una giustificazione.
Da amministratore mi faccio una domanda: cosa sarebbe successo in un condominio?
Ed è qui che, inevitabilmente, emerge la mia deformazione professionale. Amministro condomini da oltre trent’anni. Proviamo allora a trasferire quanto sta accadendo a Pesaro all’interno di un normale edificio condominiale. Immaginiamo un condominio di cento appartamenti.
Si rompe l’autoclave e cento famiglie rimangono senz’acqua. L’amministratore comunica che i tecnici stanno intervenendo. Passano le ore. L’acqua non torna. Il giorno successivo viene effettuata la riparazione. L’acqua ricompare per qualche ora, poi un altro componente dell’impianto cede e il palazzo rimane nuovamente a secco.
A quel punto cosa accadrebbe? Il telefono dell’amministratore diventerebbe incandescente. Arriverebbero e-mail, PEC, messaggi e telefonate. Qualcuno chiederebbe immediatamente una convocazione dell’assemblea. Altri constaterebbero la mancata manutenzione preventiva. Altri chiederebbero perché non esistesse una soluzione alternativa capace di garantire temporaneamente il servizio.
E qualcuno pronuncerebbe inevitabilmente la frase che ogni amministratore conosce: “Se non siete capaci di garantire neppure l’acqua, cambiamo amministratore”. E probabilmente avrebbero qualche ragione per dirlo.
Ma se invece di cento appartamenti parliamo di una città come Pesaro?
E precisamente questa la domanda che mi pongo da cittadino, da turista e soprattutto da professionista che da trent’anni viene giudicato quotidianamente sulle capacità di garantire il funzionamento dei servizi degli edifici affidati alla sua gestione. Perché ciò che sarebbe considerato gravissimo all’interno di un condominio dovrebbe essere percepito diversamente quanto interessa migliaia di abitazioni?
Naturalmente le dimensioni e la complessità tecnica non sono paragonabili. Un acquedotto che serve un territorio non è l’impianto idrico di un palazzo. Proprio per questo, però, dovrebbero essere proporzionalmente maggiori la programmazione, la manutenzione, i sistemi di emergenza, la ridondanza delle infrastrutture e le capacità di assicurare servizi alternativi alla popolazione. Il problema non sono gli operai che stanno lavorando
Una precisazione è doverosa. Questo articolo non vuole essere un atto d’accusa contro i tecnici e gli operai che stanno lavorando per riparare le condotte, peraltro in giorni festivi. Anzi. Chi trascorre Ferragosto dentro uno scavo, sotto il sole di agosto, mentre migliaia di persone attendono il ripristino dell’acqua merita rispetto.
Il problema è un altro. Dobbiamo chiederci come sia possibile che la rottura di una condotta principale possa produrre conseguenze così estese e ripetute, e soprattutto se l’infrastruttura disponga di sufficienti sistemi alternativi per affrontare emergenze di questo genere.
È una domanda ancora più legittima considerando che Marche Multiservizi aveva annunciato nel maggio scorso un importante intervento proprio sull’acquedotto principale, spiegando che la rete interessata serve oltre 100.000 cittadini a Pesaro e non solo e che l’obiettivo era incrementare la resilienza del sistema. La stessa società ha inoltre reso noto un investimento da 22,6 milioni di euro destinato a rafforzare la resilienza delle reti idriche. Dunque, gli investimenti esistono. Ed è proprio per questo che diventa importante capire cosa sia accaduto.
La siccità non è più un evento imprevedibile
C’è pio un altro punto sul quale occorre riflettere. La siccità viene indicata tra le cause delle rotture. Il terreno perde umidità, si contrae e determina sollecitazioni sulle condotte. È certamente un fenomeno tecnicamente plausibile, ma nell’Italia del 2026 possiamo ancora considerare la siccità estiva un evento eccezionale e imprevedibile? A Pesaro il problema della scarsità della risorsa idrica era noto già prima di Ferragosto.
Il 30 luglio era stata adottata un’ordinanza per limitare alcuni utilizzi dell’acqua potabile e, il giorno successivo, la Regione Marche aveva disposto lo stop ai prelievi dai corsi d’acqua superficiali della provincia di Pesaro e Urbino per fronteggiare la persistenza siccità. Questo non significa che fosse possibile prevedere il punto e il momento esatto nel quale una tubazione si sarebbe rotta. Significa però che lo scenario di stress della rete era conosciuto. Ed è qui che dalla cronaca si passa alla programmazione.
L’acqua minerale per lavarsi
Nel frattempo, la quotidianità a Pesaro assume aspetti quasi surreali. Ci si organizza come si può. L’acqua minerale acquistata al supermercato non serve soltanto per bere. Diventa necessaria per lavarsi, cucinare e affrontare le esigenze più elementari. Con il passare delle ore aumenta inevitabilmente anche la domanda di bottiglie nei negozi. Nel frattempo, sono state predisposte autobotti e punti di distribuzione dell’acqua. È una misura necessaria e importante, soprattutto per anziani, famiglie e persone fragili. Ma una città turistica nel pieno del weekend di Ferragosto l’emergenza assume proporzioni che vanno ben oltre il semplice disagio domestico. Ci sono residenti, turisti, strutture ricettive, ristoranti, bar, attività commerciali e decine di migliaia di persone che devono utilizzare i servizi igienici.
Se chiediamo responsabilità all’amministratore, dobbiamo chiederla anche ai grandi gestori
Da amministratore di condominio conosco perfettamente il peso della responsabilità. Quando manca l’acqua in un edificio non possiamo limitarci a spiegare ai condomini che si è rotto un tubo. Dobbiamo chiamare immediatamente l’impresa, coordinare l’intervento, informare i residenti, verificare i tempi, cercare soluzioni provvisorie e, successivamente, domandarci perché il guasto sia avvenuto e cosa possiamo fare affinché non si ripeta.
È esattamente questo principio che dovrebbe valere, con le dovute proporzioni, per qualsiasi servizio essenziale. Non significa pretendere che non si rompa mai una tubazione. Significa pretendere che il sistema si progettato e organizzato anche per quando quella tubazione inevitabilmente si romperà. È questa, in fondo, la differenza tra manutenzione e emergenza. E soprattutto tra amministrare e rincorrere i problemi.
Pesaro merita una risposta sull’acqua
Scrivo queste considerazioni senza alcuna ostilità verso Pesaro, che è la seconda città nella quale ogni anno passo il mio tempo dopo Roma nella quale vivo. Al contrario. Sono qui perché sto trascorrendo alcuni giorni delle mie vacanze con i miei amici di Pesaro, tutti professionisti ben inseriti nel tessuto urbano di Pesaro. Amici con i quali periodicamente trascorro momenti significativi in questa bellissima città nella quale tornerò sempre a ritornarci. Ma proprio chi apprezza il territorio deve avere il coraggio di porre delle domande.
Dopo l’emergenza bisognerà ricostruire ciò che è accaduto. Bisognerà capire lo stato della condotta interessata, al sua età, gli interventi manutentivi effettuati, se le tre rotture siano collegate, quali sistemi di ridondanza esistano, quali investimenti siano stati realizzati e quali siano programmati. E soprattutto, occorrerà domandarsi come evitare che una situazione simile possa ripetersi.
Perché il problema non è trascorrere un Ferragosto senza poter fare una doccia. Il problema è scoprire quanto siamo vulnerabili quando viene meno per molte ore qualcosa che siamo abituati a considerare scontato. Basta aprire un rubinetto e non vedere uscire acqua per comprendere immediatamente che non lo è affatto. E allora torno alla domanda iniziale, quella dell’amministratore di condominio.
Se lasciassi per giorni centinaia di miei amministrati senza un servizio essenziale e no fossi in grado di spiegare loro quando tornerà alla normalità, probabilmente alla prima assemblea dovrei presentarmi preparato a rispondere a domande molto difficili. È giusto che accada.
Ma proprio per questo quelle stesse domande dobbiamo avere il diritto di rivolgerle anche a chi amministra e gestisce infrastrutture dalle quali dipende la vita quotidiana di migliaia di persone. Perché le dimensioni cambiano. Le responsabilità no.
PER APPROFONDIRE
Perdita d’acqua, 4 possibili danni e coperture assicurative








