L’abbaiare di un cane è un gesto naturale, ma in condominio può trasformarsi in motivo di tensione. Quali sono i diritti dei vicini quando c’è un cane che abbaia e quali i doveri dei proprietari e le responsabilità dell’amministratore?
Cane che abbaia: come gestire il caso in condominio. La norma
Il cane che abbaia non lo fa per capriccio: nella maggioranza dei casi comunica paura, entusiasmo, solitudine. Per chi lo ama, è una voce familiare; per chi lo ascolta da dietro un muro sottile, può però diventare un rumore insopportabile. Chi legge questo articolo può trovarsi da una parte o dall’altra: il proprietario che non sa più come calmare il suo cane, oppure il vicino che non riesce a dormire per il continuo abbaiare notturno. Entrambi hanno ragioni valide, ed è proprio da questa consapevolezza che occorre partire: la convivenza richiede comprensione reciproca ma anche il rispetto delle regole chiare.
In condominio il cane che abbaia è tra le prime cause di conflitto. Non ogni abbaio, però, rappresenta un problema.
Generalmente il cane abbaia qualche minuto quando sente suonare il campanello o quando passa un estraneo e questo è normale e tollerabile. Insomma, se si tratta di un gesto isolato o limitato per pochi secondi ad una situazione particolare è una cosa gestibile e non un grosso problema. Lo diventa però quando il cane abbaia per ore, soprattutto di notte o quando viene lasciato solo per ore. L’animale lasciato senza cure o in condizioni di malessere abbaia costantemente, diventando fonte di disagio per l’intero stabile.
Evidenziamo il quadro normativo di riferimento. La legge offre strumenti precisi:
- Art. 659 codice penale: punisce chi disturba il riposo o le occupazioni delle persone con rumori molesti, compresi gli animali.
- Art. 844 codice civile: stabilisce che le immissioni (rumori, odori, ecc.) non devono superare la normale tollerabilità.
- Cass. pen., sez. III, n. 715/2017: l’abbaiare continuo e incontrollato del cane può configurare reato.
- Cass. civ., sez. II, n. 12859/2020: l’abbaiare non occasionale, prolungato e in orari sensibili viola i limiti di tolleranza condominiale.
Il punto centrale è la “normale tollerabilità”, che viene valutata caso per caso, considerando durata, orari e intensità dei rumori.
Vediamo quali potrebbero essere i diversi punti di vista per facilitare la soluzione del disturbo.
Per il proprietario del cane, se l’abbaio è sporadico, è equiparabile ad altri rumori condominiali (una lavatrice, una radio accesa). Se l’abbaio è continuo e disturbante, scatta la responsabilità.
Ad esempio: un cane che abbaia dieci minuti quando il postino suona è accettabile; un cane che abbaia ogni notte dalle 23 alle 2 non lo è.
Per il vicino che subisce il rumore, deve esercitare una certa tolleranza, come per altri normali rumori di vita. Ha diritto alla tutela se il disturbo è reiterato e grave.
Ad esempio: un condomino che lavora di notte non può pretendere silenzio assoluto durante il giorno, ma può chiedere intervento se il cane del vicino abbaia senza sosta per ore intere.
L’amministratore è mediatore e facilitatore del dialogo, non ha poteri repressivi diretti, ma può sollecitare soluzioni e, se necessario, invitare i condomini a rivolgersi alle autorità.
Ecco il percorso pratico da seguire in caso di contestazioni. La cosa principale da fare è quella di attuare un dialogo diretto.
Il vicino espone con calma il problema, indicando orari e durata del disturbo.
Ad esempio: “Il tuo cane abbaia dalle 14 alle 17 quando sei al lavoro. Possiamo trovare una soluzione?”.
Il proprietario del cane potrebbe osservare il cane, capire le cause (solitudine, ansia, mancanza di attività fisica) e intervenire con l’effettuare delle passeggiate più frequenti, con dei giochi interattivi. Se non si riesce ad ottenere soluzioni idonee si può ricorrere ad un educatore specializzato o veterinario comportamentalista. Utilizzare un dog sitter o pensare a una pensione diurna per cani.
Ad esempio: un cane lasciato solo in appartamento per 8 ore inizia ad abbaiare. Il proprietario decide di affidarlo due volte a settimana a un dog sitter: il problema si riduce drasticamente.
Quando è necessario il coinvolgimento dell’amministratore del condominio?
Se il problema persiste, l’amministratore invia un richiamo scritto e propone una mediazione.
Ad esempio: dopo tre richiami verbali, l’amministratore scrive una comunicazione ufficiale chiedendo al proprietario del cane di adottare misure correttive. Può essere convocata un’apposita assemblea condominiale per discutere il problema e suggerire soluzioni comuni (ad esempio, stabilire regole condivise per l’uso degli spazi esterni).
Se il disturbo è grave, si può segnalare alle Forze dell’Ordine o all’ASL, allegando prove (registrazioni, testimonianze). Il ricorso al giudice deve essere l’ultima strada, con la possibilità di agire in sede civile per immissioni intollerabili (art. 844 c.c.) o penale (art. 659 c.p.).
IL CASO DI MALTRATTAMENTI
Ricordiamoci infine che esiste la possibilità che un animale subisca maltrattamenti (anche l’abbandono prolungato può esserlo) e che questi sono stati recentemente codificati e inquadrati penalmente. Il maltrattamento degli animali è infatti entrato da poco nel codice penale (leggi qui il testo del nuovo art. 544 ter del c.p.). Si tratta di un passo avanti importante e a lungo atteso che prevede la reclusione fino a tre anni per chi causa la morte di un animale. Se il vostro vicino maltratta il proprio animale domestico potete contattare direttamente le forze dell’ordine (Carabinieri e Polizia) chiamando il 112 oppure i numeri verdi a questo dedicati come questi:
– chiamando il 1515, numero dei Carabinieri Forestali;
– chiamando l’800 909 999, numero verde della LAV;
– oppure chiamando il 800 540 545, numero verde dell’Ente Nazionale Protezione Animali.
Un cane che abbaia non è un “problema”, ma un animale che esprime un bisogno. La convivenza in condominio diventa difficile solo quando manca il dialogo o la responsabilità. Il proprietario deve intervenire con soluzioni concrete, il vicino deve esercitare tolleranza, e l’amministratore deve facilitare il confronto. Solo così il condominio può trasformarsi da teatro di conflitti a luogo di rispetto e collaborazione, perché alla fine il vero obiettivo non è far tacere un cane, ma far parlare le persone.
ANIMALI IN CONDOMINIO, DIRITTI E DOVERI DEI PROPRIETARI

di Mariolina Servino Art Director
chanel65.ms@gmail.com










