l recente caso che ha coinvolto il conduttore televisivo Stefano De Martino, vittima di un accesso abusivo ai sistemi di videosorveglianza di una abitazione privata con successiva diffusione dei filmati, ha acceso i riflettori su un tema sempre più attuale: la vulnerabilità degli impianti di tecnologici (e di videosorveglianza in particolare) quando non sono adeguatamente protetti sotto il profilo della sicurezza informatica e della privacy.
Se è vero che la domotica, i sensori ambientali, la contabilizzazione dei consumi e i sistemi di videosorveglianza rappresentano strumenti preziosi per migliorare la vivibilità e l’efficienza energetica degli edifici, è altrettanto vero che essi espongono i condomini a rischi significativi in caso di cattiva configurazione o assenza di misure adeguate.
In questo contesto, l’amministratore di condominio non è soltanto il gestore tecnico e amministrativo delle parti comuni, ma diventa anche una figura chiamata a sensibilizzare i condòmini, informandoli sui rischi legati alle nuove tecnologie e promuovendo una cultura della protezione dei dati come bene condiviso. La sua funzione, quindi, si arricchisce di un valore educativo, assumendo il ruolo di “maestro di condominio”, capace di guidare la comunità verso un uso consapevole e sicuro delle soluzioni smart.
Caso De Martino. 4 cose da sapere sulla privacy in condominio
1. Lo smart building e i dati trattati
Il caso De Martino ha insegnato che anche un impianto apparentemente sicuro, come un sistema di videosorveglianza, può diventare il punto debole della protezione dei dati se non correttamente gestito. Questo deve portare amministratori e condomini a riflettere sul fatto che la digitalizzazione degli edifici non riguarda soltanto aspetti tecnici, ma ha un impatto diretto sui diritti e le libertà degli interessati.
Uno smart building è un edificio dotato di impianti in grado di comunicare, raccogliere e trasmettere informazioni per garantire maggiore efficienza e comfort. Tuttavia, dietro queste informazioni si celano spesso dati personali: dai consumi individuali di acqua e riscaldamento, che rivelano abitudini di vita, alle credenziali di accesso digitale, fino alle immagini raccolte dalle telecamere intelligenti.
Non si tratta, dunque, di semplici dati “tecnici”, ma di informazioni che possono identificare, direttamente o indirettamente, un condomino o un inquilino. È per questo che devono essere trattati con tutte le garanzie previste dal GDPR, applicando i principi di trasparenza, proporzionalità e sicurezza.
2. Il ruolo dell’amministratore: oltre la gestione tecnica
Alla luce di queste considerazioni, è evidente che all’amministratore compete un ruolo che va oltre quello del mero “procacciatore d’affari” a cui spesso ci si rivolge per avere il nominativo di un tecnico, ma rappresenta il condominio, titolare del trattamento e, per questo, ha il compito di garantire che le tecnologie siano utilizzate in conformità con la normativa privacy.
A lui il compito di far approvare in assemblea le decisioni che comportano trattamenti di dati (es. installazione di un impianto di videosorveglianza o di contabilizzazione dei consumi), avendo cura di verificare che i fornitori che trattano dati personali dei condòmini (anche in via meramente potenziale) siano vincolati da contratti di nomina a responsabile del trattamento (art. 28 GDPR).
Deve, inoltre, assumere un ruolo nuovo. La sua è una responsabilità “culturale”: deve spiegare ai condomini come funziona la tecnologia, quali dati vengono raccolti e quali rischi possono derivare da un uso scorretto.
3. Domotica e videosorveglianza privata: tra vantaggi e rischi
L’adozione di sistemi domotici e sensori ambientali nei condomini porta benefici tangibili: maggiore efficienza energetica, automazione di processi, incremento della sicurezza. Tuttavia, ogni nuovo strumento introduce anche potenziali vulnerabilità.
I rischi più rilevanti riguardano la profilazione delle abitudini di vita, ricostruibili dai consumi o dai dati di accesso, la possibilità di accessi abusivi da parte di hacker o tecnici infedeli, l’uso improprio dei dati da parte di fornitori che li sfruttano per fini commerciali, la conservazione illimitata delle informazioni, in violazione dei principi di necessità e proporzionalità.
Il caso De Martino dimostra quanto tali rischi non siano teorici: la violazione di un sistema di sorveglianza, installato proprio per garantire sicurezza, ha determinato un grave danno alla vita privata e all’immagine pubblica.
Oltre alla consapevolezza dei rischi, è fondamentale che l’amministratore e i condomini adottino alcune buone prassi operative per ridurre il rischio di intrusioni:
La prima regola per limitare il rischio di accesso abusivo è quella di sostituire la password di default (che molto spesso è uguale per centinaia di dispositivi e comunque può risultare nota) e di cambiarla ad intervalli regolari, meglio se si scelgono credenziali robuste: password lunghe, complesse e possibilmente accompagnate da sistemi di autenticazione a due fattori.
Purtroppo soprattutto in ambito domestico si tende a prediligere telecamere economiche che quindi possono risultare più vulnerabili perché non aggiornate o prive di adeguate garanzie di sicurezza.
Altrettanto importante è l’aggiornamento costante del firmware: applicare sempre le patch di sicurezza rilasciate dai produttori, che correggono vulnerabilità sfruttabili da malintenzionati.
Questi accorgimenti, apparentemente semplici, fanno spesso la differenza tra un impianto sicuro e uno vulnerabile. L’amministratore deve farsi promotore della cultura della sicurezza, sensibilizzando i condomini e includendo queste misure tra le regole di gestione degli impianti.
4. Il ruolo di sensibilizzazione: il “maestro di condominio”
Di fronte al sempre più massivo utilizzo di sistemi di domotica e videosorveglianza in condominio, all’Amministratore compete anche il ruolo di “informatore” dei condòmini. Non più solo gestore, ma anche educatore. In un mondo in cui la tecnologia è spesso percepita come oscura o invasiva, l’amministratore può farsi promotore di una cultura digitale consapevole, aiutando i condomini a comprendere rischi e benefici.
Questo ruolo di “maestro di condominio” può concretizzarsi attraverso momenti informativi in assemblea, con spiegazioni semplici e chiare; brevi guide o circolari sulle corrette modalità d’uso degli strumenti smart; raccomandazioni pratiche, come l’uso di password sicure o l’aggiornamento periodico dei dispositivi. La condivisione di casi concreti (come quello di De Martino) può far comprendere che la violazione della privacy non è un problema lontano, ma una minaccia reale che può colpire chiunque.
Sul punto viene in aiuto il Garante privacy il quale propone sul proprio sito diversi approfondimenti sull’utilizzo delle nuove tecnologie e sui rischi connessi, tra cui quello sulla videosorveglianza che, oltre a contenere un modello editabile di cartello videosorveglianza contiene consigli e chiarimenti anche in ambito domestico.
Conclusioni
La digitalizzazione dei condomini, con l’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate, offre opportunità importanti ma anche rischi significativi. Il caso De Martino è un campanello d’allarme: ciò che nasce per garantire sicurezza può diventare fonte di esposizione se non adeguatamente protetto.
In questo scenario, l’amministratore deve evolvere il proprio ruolo, diventando non solo gestore ma anche garante e maestro di condominio. Solo così sarà possibile trasformare gli smart device in strumenti di progresso e innovazione, senza sacrificare la tutela della privacy e i diritti fondamentali delle persone che vi abitano.
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di Luca Iadecola, avvocato
luca@studioiadecola.it



