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Home Problemi condominiali

Pesaro senz’acqua, ora c’è un’altra domanda: quella conservata nelle cisterne è ancora sicura?

Agosto 17, 2026
in Problemi condominiali
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acqua assicurazione

acqua

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Alle otto e cinquantacinque del mattino del 17 agosto l’acqua non è ancora tornata dove sto soggiornando, nonostante la terza rottura dell’acquedotto sia stata riparata alle 20,00 circa del 16 agosto. Adesso l’emergenza nasce da un’altra questione: alberghi, ristoranti, condomini e strutture che hanno installato serbatoi di accumulo possono utilizzare quell’acqua senza verifiche? E chi ne garantisce la qualità fino al rubinetto?

L’allarme acqua a Pesaro continua. Sono le otto e cinquantacinque del mattino del 17 agosto 20026. Apro nuovamente il rubinetto. Niente, l’acqua non c’è. Continuo quindi a utilizzare bottiglie di acqua minerale non soltanto per bere, ma per lavarci e affrontare e come possiamo le necessità quotidiane più elementari. Eppure, ieri sera era arrivata una notizia che sembrava finalmente chiudere questa incredibile emergenza di Ferragosto.

Il Comune di Pesaro ha che comunicato prima delle ore 20 del 16 agosto si era conclusa la riparazione della terza rottura dell’acquedotto principale, verificatesi nella zona di Belgatto di Fano. Sarebbero quindi iniziate le manovre tecniche necessarie al riempimento dei serbatoi e al graduale ripristino dell’erogazione. Questa mattina, almeno dove soggiorno io (Zona definita dai residenti centro mare di Pesaro), quell’acqua ancora non arriva. Ma nelle ultime ore questa vicenda mi ha portato a farmi un’altra domanda. È forse persino più importante di quella che ci siamo posti nei giorni scorsi.

Perché alcuni alberghi e ristoranti avevano l’acqua e altri no?

Ieri sera sono uscito con mia moglie e alcuni amici residenti a Pesaro. Girando per la città mi sono accorto di una cosa apparentemente strana. Alcuni alberghi e ristoranti sembravano funzionare normalmente. Altri, invece, stavano affrontando gli stessi problemi che stavamo vivendo noi. Ho iniziato allora a chiedere spiegazioni ad alcuni conoscenti del posto. La risposta che ho ricevuto è stata semplice: il problema dell’approvvigionamento idrico non è una novità e alcune strutture si sarebbero organizzate nel tempo installando cisterne o serbatoi di accumulo, capaci di garantire una certa autonomia in caso di interruzione della rete. 

Da amministratore di condominio, sarà deformazione professionale, la mia prima reazione è stata: bene, questa è programmazione. È esattamente ciò che sostenevo nel precedente articolo (leggi qui).

Se conosci un rischio e sai che potrebbe ripetersi, non aspetti l’emergenza, cerchi una soluzione capace di limitarne le conseguenze. Poi, però, la mia esperienza professionale mi ha fatto scattare una seconda domanda. Molto meno rassicurante.

Ma quell’acqua da quanto tempo si trova nella cisterna?

Non voglio creare allarmismi. Non sappiamo come sono gestiti gli impianti delle singole strutture pesaresi e sarebbe profondamente scorretto affermare che l’acqua contenuta nelle loro cisterne sia contaminata. Ma proprio perché non lo sappiamo, il tema merita attenzione.

Il problema si chiama soprattutto Legionella

Il ministero della Salute ricorda che la Legionella è un batterio presente negli ambienti acquatici naturali e artificiali e che può raggiungere gli impianti idrici degli edifici. Serbatoi e tubazioni possono diventare ambianti nei quali il microrganismo trova condizioni favorevoli alla proliferazione. Argomento ampiamente trattato nei mesi scorsi dalla nostra testata giornalistica in più occasioni.

Il ministero segnala inoltre che focolai di legionellosi si sono ripetutamente verificati proprio in ambienti collettivi a residenza temporanea, tra i quali alberghi. Questo non significa, è bene ribadirlo, che una cisterna determini automaticamente un rischio di legionella. Significa esattamente il contrario: un serbatoio di accumulo deve essere considerato parte dell’impianto idrico e gestito correttamente. Contano la progettazione, la temperatura, il ricambio dell’acqua, l’assenza di ristagni, la pulizia, la manutenzione, le caratteristiche dell’impianto e la valutazione del rischio.

L’istituto superiore della Sanità ha dedicato specifiche linee guida alla sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione interna degli edifici, proprio con l’obiettivo di individuare e controllare possibili pericoli microbiologici e chimici.

L’acqua era potabile quando è entrata nella cisterna. Ma lo è ancora quando esce dal rubinetto?

È probabilmente questa la domanda centrale. Quando l’acqua arriva dall’acquedotto al punto di consegna può essere perfettamente conforme. Poi entra nell’impianto privato. Passa attraverso tubazioni, autoclavi, serbatoi e sistemi di accumulo. Ed è qui che entra in gioco un principio fondamentale introdotto con ancora maggiore chiarezza dal D.Lgs, 18/2023.

La sicurezza dell’acqua non riguarda soltanto l’acquedotto. Il decreto definisce infatti “gestore della distribuzione idrica interna” il proprietario, titolare, amministratore, direttore o altro soggetto responsabile del sistema interno compreso tra il punto di consegna e il punto d’uso dell’acqua. Tradotto in termini semplicissimi: non basta sapere che l’acqua era buona quando è entrata nell’edificio. Dobbiamo preoccuparci anche di ciò che può accadere prima di arrivare al rubinetto. È lo stesso problema che affrontiamo nei condomini.

Ed eccoci nuovamente al parallelo con il condominio. Da oltre trent’anni svolgo la professione di amministratore e negli ultimi anni il tema della qualità dell’acqua negli impianti condominiali è diventato sempre più importante. Il D.Lgs, 18/2023 ha recepito la direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano e ha introdotto un sistema maggiormente orientato alla valutazione e gestione del rischio.

È importante però fare chiarezza su un punto sul quale anche tra gli amministratori esistono interpretazioni differenti. Non è corretto sostenere che qualsiasi condominio italiano debba automaticamente effettuare, con identica periodicità prestabilita, le stesse analisi dell’acqua. Gli obblighi debbono essere valutati alla luce della tipologia dell’edificio, delle caratteristiche dell’impianto e del rischio; per gli edifici prioritari sono previste specifiche disposizioni.

Ma una casa è certa: quando tra il contatore e il rubinetto introduciamo serbatoi, autoclavi e sistemi di accumulo, non possiamo disinteressarci di ciò che accade all’acqua al loro interno. E allora perché questa domanda dovrebbe valere solo per i condomini? È precisamente ciò che mi sono chiesto ieri sera.

Se io fossi un amministratore dotato di una grande cisterna di accumulo utilizzata per sopperire alle frequenti interruzioni idriche, considererei sufficiente sapere che dentro c’è acqua? Certamente no.

Vorrei sapere come viene mantenuta la cisterna, quando è stata pulita, come avviene il ricambio dell’acqua, a quali temperature può essere esposta, se esiste un piano di manutenzione. E, quando le caratteristiche dell’impianto e la valutazione del rischio lo rendono necessario, vorrei avere riscontri analitici sulla qualità dell’acqua. Perché quando quell’acqua arriva al rubinetto delle famiglie, il problema non è più soltanto impiantistico.  Diventa un problema di salute.

Per quale ragione le stesse domande non dovrebbero essere poste per un albergo, un ristorante o una qualsiasi altra struttura nella quale un serbatoio venga utilizzato per garantire l’approvvigionamento durante un’emergenza.

Acqua, negli alberghi il problema merita ancora maggiore attenzione

C’è una differenza fondamentale.  In un condominio l’acqua viene utilizzata da un numero relativamente stabile di persone. In una struttura turistico-ricettiva gli utenti cambiano continuamente e possono essere centinaia. Non a caso le linee guida nazionali per la prevenzione della legionellosi dedicano specifica attenzione proprio alle strutture turistico-ricettive. È il problema non riguarda semplicemente il bere quell’acqua.

La Legionella merita particolare attenzione perché l’esposizione è associata soprattutto all’inalazione di aereosol contaminato: docce e altri punti capaci di nebulizzare l’acqua sono quindi particolarmente rilevanti nella valutazione del rischio.

Ecco perché una cisterna che consente a un albergo di continuare a garantire le docce durante l’interruzione dell’acquedotto rappresenta certamente una preziosa soluzione di continuità del servizio. Ma la soluzione deve essere gestita in sicurezza. Non trasformiamo una soluzione intelligente in un rischio

Non sto sostenendo che gli alberghi di Pesaro che dispongono di cisterne stiano utilizzando acqua non sicura. Non ne abbiamo la prova. E proprio per questo sarebbe irresponsabile affermarlo. Sto ponendo una domanda diversa.

Acqua. Chi verifica che quei sistemi di accumulo siano correttamente mantenuti?

Esiste una documentazione delle manutenzioni? Per i condomini esiste! I serbatoi vengono periodicamente ispezionati e puliti? L’acqua viene ricambiata regolarmente? È stata effettuata una valutazione del rischio? E, nei casi quando questa lo richieda, vengono eseguiti controlli microbiologici?

Sono domande che diventano particolarmente attuali proprio durante un’emergenza nella quale le cisterne smettono improvvisamente di essere un impianto accessorio e diventano la fonte principale di approvvigionamento di intere strutture.

C’è anche un problema per ristoranti e attività alimentari

La questione diventa ancora più delicata quando l’acqua viene utilizzata nella preparazione degli alimenti. Il D.Lgs 18/2023 contempla espressamente anche l’utilizzo dell’acqua nelle imprese alimentari e prevede conseguenze qualora venga utilizzata acqua non conforme e ciò abbia ripercussioni sulla salubrità del prodotto e sulla salute dei consumatori. Anche qui bisogna evitare allarmismi.

Avere una cisterna non significa utilizzare l’acqua contaminata. Ma un ristorante che durante un’interruzione dell’acquedotto continua a operare grazie a una propria riserva idrica deve essere certo della sicurezza dell’acqua che utilizza. Per lavare gli alimenti, per preparare le pietanze, per produrre ghiaccio, per lavare stoviglie e attrezzature, per l’igiene del personale.  Non è solo un problema di disponibilità. È un problema di qualità.

L’emergenza idrica potrebbe quindi aprire una seconda emergenza? Questa mattina la domanda che pongo è proprio questa. La risposta deve essere prudente.

Non abbiamo oggi elementi per affermare che esista un’emergenza sanitaria. E sarebbe sbagliato crearne una attraverso titoli allarmistici.

Ma esistono tutti gli elementi per richiedere che, parallelamente al ripristino dell’acquedotto, venga posta attenzione anche alla qualità dell’acqua utilizzata negli impianti privati di accumulo che in questi giorni stanno garantendo la continuità del servizio.

E quando finalmente tornerà l’acqua a Pesaro?

Esiste infine un’altra domanda che ritengo importante. Dopo un’interruzione così prolungata e dopo ripetute rotture, riempimenti, svuotamenti e ripristini della rete, quali indicazioni devono seguire i cittadini, condomìni, alberghi e attività commerciali al momento del ritorno dell’acqua? È sufficiente aprire il rubinetto e utilizzala immediatamente? Occorre farla scorrere? Ci sono serbatoi che devono essere controllati? Devono essere effettuate verifiche particolari?

Su questi aspetti ritengo fondamentale che siano le autorità sanitarie e il gestore idrico a fornire indicazioni ufficiali, perché le misure corrette dipendono dalle caratteristiche dell’emergenza e degli impianti e non possono essere improvvisate dai singoli cittadini.

Ciò che vale per il condominio deve valere per tutti

Da questa breve vacanza pesarese, che ricorderò sicuramente per molto tempo, sto traendo una una considerazione professionale che va ben oltre Pesaro. Noi amministratori di condominio siamo chiamati ogni giorno a confrontarci con responsabilità sempre maggiori. Sicurezza degli impianti, prevenzione incendi, ascensori, qualità dell’acqua, legionella, impianti elettrici, manutenzioni, controlli, certificazioni e chi più ne a più ne metta. Ed è giusto che sia così, perché amministriamo edifici nei quali vivono persone, ma allora deve valere un principio semplicissimo: la sicurezza non può dipendere dalla dimensione del soggetto che gestisce l’impianto.

Se un amministratore deve preoccuparsi della qualità dell’acqua che attraversa una cisterna condominiale prima di arrivare al rubinetto di cinquanta appartamenti, la stessa attenzione deve essere garantita quando quella cisterna serve le camere di un albergo, i clienti di un ristorante o centinaia di persone.

Alle otto e cinquantacinque del mattino il rubinetto è ancora asciutto

Mentre termino questo articolo per inviarlo alla mia redazione nella mattinata del 17 agosto. Il terzo guasto è stato riparato. Le operazioni per il progressivo ripristino dell’erogazione sono state annunciate. Ma dove mi trovo io, in una zona centralissima di Pesaro, l’acqua non è ancora arrivata. Continuiamo a utilizzare le bottiglie di acqua minerale, della scorta fatta nei giorni scorsi, fino a che no termineranno. E paradossalmente proprio questa situazione mi ha fatto comprendere quanto una cisterna possa essere preziosa. Chi l’ha installata probabilmente oggi sta vivendo questa emergenza molto meglio di noi. Ha programmato, ha investito, ha previsto un problema. 

È una scelta che merita di essere apprezzata, ma la prevenzione non può fermarsi all’installazione del serbatoio.

Acqua: una cisterna piena non significa necessariamente una cisterna sicura.

La vera prevenzione consiste nell’avere acqua quando l’acquedotto non riesce a fornirla, ma anche nel poter essere ragionevolmente certi che quell’acqua conservi le caratteristiche necessarie per l’uso al quale viene destinata.  Ed è per questo che, dopo tre giorni trascorsi a domandarci quando tornerà l’acqua, forse è arrivato il momento di aggiungere una seconda domanda: quando apriremo finalmente il rubinetto, saremo certi che l’acqua che ne uscirà sia sicura?

Non è allarmismo. È prevenzione. Ed è esattamente ciò che chiediamo ogni giorno agli amministratori dei nostri condomini. Non vedo perché non dovremmo pretenderlo da tutti gli altri.

PER APPROFONDIRE
Pesaro senz’acqua a Ferragosto

Battista Praino
Battista Praino Amministratore
[email protected]
Tags: acquaApertura

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