Quando nasce il piano regolatore di Roma, come si sono evoluti e si evolvono i quartieri e cosa serve alla città per affrontare il futuro che è già alle porte
Roma è una metropoli con caratteristiche diverse rispetto alle altre capitali europee di pari importanza. Con la breccia di Porta Pia, viene sancito il suo ruolo di capitale del Regno d’Italia nel 1871, 155 anni fa. Essa è quindi una giovane capitale. Quando Il generale Cadorna con le sue truppe entra in Roma sottraendola al Regno Pontificio, trova una città ruderale, ove il declino presente non riesce del tutto ad intaccare la bellezza delle vestigia romane ancora in piedi, le fontane, le basiliche, le chiese minori e I palazzi cinquecenteschi e barocchi per la cui progettazione e realizzazione furono chiamati artisti come Michelangelo, Raffaello, Bernini e Borromini, assieme a tanti altri. Gli ufficiali sabaudi, I bersaglieri ed I fanti italiani, entrano in una Roma che era già meta dei viaggiatori romantici del “Grand Tour”, come Wolfgang Goethe o Stendhal, ì quali, nonostante il suo declino, la ritenevano sublime e capitale del mondo.
In questo scenario i funzionari sabaudi dovettero fare I conti con la “nobiltà nera” romana che deteneva la propietà di palazzi e terreni entro le mura aureliane di Roma e delle aree di agro romano esterne ad esse. Inizia quindi una gestione aristocratica della trasformazione di Roma in capitale, fino alla felice parentesi del sindaco Ernesto Nathan (1907-1913) che chiama l’urbanista Edmondo Sanjust di Teulada a redigere il piano regolatore del 1909. La trasformazione urbana, viene programmata in una logica conservativa del tessuto già edificato all’interno delle Mura Aureliane, tenendo conto del sistema stradale rappresentato dalle radiali storiche consolari e programmando la nascita di nuovi quartieri in forma radiale rispetto a un sistema policentrico di piazze: Piazza Mazzini per i quartiere Prati, Piazza Gentile da Fabriano per il Flaminio, Piazza Dei Re di Roma per l’Appio Tuscolano, Piazza Bologna per il Nomentano e Piazza Verbano per il Salario. Si ricomprendono nel perimetro cittadino le grandi aree verdi di Villa Pamphili, di Villa Ada e del Cimitero Verano, il tutto cinturato da un anello stradale identificabile genericamente nell’attuale Tangenziale est e la Via Olimpica.
Tale piano regolatore subisce diverse variazioni ed attuazioni particolareggiate, sino a quello nuovo del 1931, con il quale si conferma l’abbandono definitivo dell’idea di alcuni urbanisti ottocenteschi di creare una nuova Roma “altrove”, programmando altresì uno sviluppo basato su alcuni nuovi sventramenti della città storica, fortunatamente attuati solo in parte, e con ulteriori nuove espansioni prevalentemente mirate ad assorbire la crescita della popolazione che ancora viveva in alloggi spontanei ed improvvisati. La città si espande ulteriormente a Nord e ad Ovest del Tevere, e ad est e sud lungo le consolari. Ciò in sinergia alla crescente crescita del sistema ferroviario nazionale uscente ed entrante su Roma. Nel nuovo perimetro viene ricompresa l’area storica che si identifica nell’attuale parco dell’Appia Antica. Nella metà degli anni ’30 si sovverte la tendenza precedente e prende corpo l’idea che Roma debba espandersi a sud, verso il Tirreno. Viene progettato nel 1937, l’attuale asse viario della Via Cristoforo Colombo (originariamente via Imperiale), la quale, partendo dalle mura Aureliane, raggiunge Ostia dopo un percorso di circa Km 27. A distanza di 5 chilometri dalle stesse mura, viene programmato, in una zona non edificata ed acquitrinosa, il nuovo insediamento dedicato all’Esposizione Universale di Roma (EUR) del 1942. Il progetto fu coordinato da Marcello Piacentini, e fu istituito un ente apposito per il suo sviluppo. Lo scopo era quello della celebrazione ventennale della marcia su Roma, ma dietro tale aspetto prendeva corpo l’idea anche di realizzare un polo metropolitano che potesse assorbire alcune iniziative culturali ed amministrative non previsti dal piano regolatore del 1931.
Con il secondo conflitto mondiale si ferma tutto e bisognerà aspettare le olimpiadi del 1960 per vedere iniziate e concluse alcune opere importanti. Di fatto si entra in una fase di piena ricostruzione con una cifra estetica caratterizzata da scarsa qualità architettonica e da “non luoghi”, ovvero inurbamenti privi di valore identitario, sia classico che moderno. Si arriva così sino al piano regolatore del 1965, sicuramente sovradimensionato e piegato sulla proprietà fondiaria dei nuovi “palazzinari”. Fortunatamente, grazie alla “Variante delle Certezze” del 1993 ed a una più attenta politica vincolistica per parte regionale e ministeriale, vengono cancelli diversi diritti edificatori apposti sull’agro romano, ma contemporaneamente si verifica l’espandersi del fenomeno dell’abusivismo edilizio. in una fase di profonda incertezza amministrativa, finalmente nel 2008 viene approvato il nuovo piano regolatore di Roma.
Tale nuovo strumento urbanistico si fonda sui principi della conservazione del patrimonio edilizio, nella sua riqualificazione , compreso quella dei nuclei abusivi presenti nella periferia e sulla limitazione del consumo di suolo. Per alcuni aspetti esso però non risulta essere di facile applicazione per l’eccessiva complessità delle norme, proprio nella parte di riqualificazione da attuarsi con la programmazione integrata nell’ambito della “città da ristrutturare”, ovvero quella compresa tra quella semicentrale consolidata e quella più periferica ancora in trasformazione. Attualmente lo strumento in questione è in fase di revisione per inserire maggiore snellimento delle procedure attuative ma in questa occasione, come sovente succede, se la parte politica che amministra Roma Capitale ha un determinato colore politico e quella regionale a cui tocca sovrintendere sulle varianti urbanistiche è di colore opposto, si aprono delle lunghe fasi di confronto che rallentano il processo di snellimento e chi ne soffre è lo sviluppo della città, tutto ciò senza contare il ruolo delle soprintendenze poste alla salvaguardia dei beni pasaggistici, archeologici e culturali presenti nel territorio, la cui disciplina di tutela fa riferimento ad altri dispositivi legislativi diversi. Si spera comunque una rapida e cosciente riflessione da parte di tutti gli attori in campo.
Fatta questa premessa storica sullo sviluppo urbanistico di Roma, è necessario eseguire una analisi sullo stato di fatto attuale della città al fine di stabilire se Roma, essendo centralità dei poteri statali ed il nodo geografico mediale della penisola nel quale si incrociano Nord e Sud, sia una metropoli moderna che svolga appieno il suo ruolo di capitale, stabile e producente le giuste idee per uno sviluppo sostenibile e ordinato. Se non si riscontra tale impegno, significa che anche la nazione intera sta soffrendo la mancanza di una forte idea sul suo futuro.
I dati quantitativi: Il territorio comunale di Roma si estende su una superficie di 1.287.000 km/q. Che la colloca solo alle spalle di Londra, Gli abitanti sono 2.745.00 ed è la città europea più popolosa dietro a Berlino e Madrid. Ovviamente non considerando le metropoli russe.
Andamento demografico: Andando ad esaminare alcuni dati specifici, emerge che Roma ha un saldo negativo tra nuove nascite e decessi. Nell’anno 2025 sono nati 16.000,00 bambini circa ed I decessi sono 29.0000,00. Tale dato sulla natalità è estremamente negativo, esso rappresenta un declino che trova le ragioni nella precarietà del lavoro, nei salari bassi anche nel lavoro a tempo indeterminato, nell’assenza di una politica abitativa verso la realizzazione di case case popolari o quantomeno economicamente accessibili. Altri elementi sono la nacanza del supporto alla famiglia che scoraggia la volontà di formarne una nuova. Sostanzialmente vi è assenza di un welfare che urgentemente deve trovare le risorse all’interno spesa pubblica. Affrontare questa criticità serve a scongiurare la mancanza di turn over nei settori lavorativi più qualificati o meno.
Immigrazione: il 12% della popolazione romana, circa 330.000,00 unità, è costituta da migranti regolari. Nonostante tale dato, gli effetti a breve termine sulla natalità non sembrano essere decisivamente cambiati. Le associazioni datoriali, ovvero quelle che sul territorio nazionale rappresentano i datori di lavoro di tutti i settori produttivi, hanno auspicato un approccio più pragmatico per l’inclusione delle persone migranti per affrontare il problema del declino demografico e della carenza di manodopera. Ovviamente si parla di migranti regolari per i quali si può prevedere un percorso formativo e di crescita della qualifica e specializzazione lavorativa, sviluppando un nuovo modello d’integrazione con un percorso che successivamente conduca alla piena cittadinanza.
Il Pil di Roma: È in crescita con un risultato, per l’anno 2025, del +1,2%, rispetto a una media nazionale dello 0,7%. lo stesso Pil romano costituisce il 9,5% di quello nazionale e la sua crescita è dovuta all’avanzare della produttività di aziende operanti nel settore turistico, in quello delle costruzioni che hanno riguardato gli interventi previsti dal PNRR e Giubileo 2025, da quello delle industrie tecnologicamente avanzate e dei servizi. Ovviamente, pur essendo il Pil un indicatore importante, esso non rappresenta la distribuzione della ricchezza tra i cittadini, quindi la sua crescita è l’esito di una produttività I cui benefici riguardano solo una parte dei cittadini, mentre altri di loro sono in condizioni disagiate e senza prospettiva di miglioramento del loro status. In mezzo vi è un ceto medio, il quale vive una fase di forte compressione e incertezza economica determinata dal crescente costo della vita, stagnazione dei salari e servizi pubblici talvolta carenti. Questa fascia di popolazione, composta da alcuni settori di dipendenti pubblici e privati, insegnanti, piccoli commerciati, artigiani professionisti e pensionati, conosce oramai una progressiva perdita del suo potere d’acquisto e fatica a mantenere i precedenti standard di benessere.
La situazione immobiliare: l’amministrazione comunale romana ha fondato sul principio della conservazione del patrimonio edilizio storico e della riconversione degli spazi dismessi nelle zone semicentrali, la strategia di sviluppo controllato e sostenibile del proprio territorio. Una volta consolidata la tendenza a limitare il più possibile il consumo del suolo, con il nuovo piano regolatore del 2008 e con la legge regionale n. 7/ 2017 emanata in tema di rigenerazione urbana, sono stati messi in campo diversi programmi complessi di riqualificazione e di miglioramento infrastrutturale che hanno attratto diverse nuove figure di investitori italiani e stranieri. Codesti soggetti sono i fondi di investimento immobiliare che di fatto sono andati a sostituire la figura una volta imperante del costruttore che con le sue capacità economiche egemonizzava il mercato immobiliare. Essi sono diventati oggi i maggiori interlocutori della pubblica amministrazione, dato che i programmi complessi, con le loro contropartite in termini di bilanciamento degli interessi privati con quelli pubblici, ammettono soggetti che, oltre alla capacità economica, abbiano anche quella di potere sostenere i tempi attuativi non rapidi richiesti dalle procedure complesse dei programmi di rigenerazione urbana, che nella maggioranza dei casi riguardano le zone centrali e semicentrali della città.
Tale modello di trasformazione urbana va però costantemente controllato, in quanto esso può produrre degli effetti negativi, uno di questi è l’aumento generalizzato del costo delle abitazioni indotto dalla crescita del valore immobiliare dei quartieri e di una contestuale espulsione dei residenti storici. Infatti è innegabile che si sta venendo a creare su Roma, un mercato immobiliare dedicato a persone che hanno capacità di disporre di cifre elevate senza neanche ricorrere al credito bancario, mentre parallelamente vi è un altro mondo di persone che non riescono neanche a sostenere un modesto affitto mensile. Sono fenomeni di disparità sociale che non possono che essere ricondotti alla mancata azione dell’amministrazione comunale sul tema della casa rivolta alle categorie sociali di cui fanno parte le persone fragili o i giovani.
Conclusioni: Se non fosse che attualmente la “turistificazione” di Roma in costante crescita, salvi il bilancio economico della città, essa verserebbe in profonda crisi. Essa è sicuramente metropoli per dati quantitativi ma meno capitale in quanto ad innovazione e fucina di idee per lo sviluppo futuro. Si registra da parte della sua dirigenza cittadina, a prescindere dal colore politico, assenza della elaborazione di un piano industriale, cosa che purtroppo va rilevata anche nel governo della nazione. Il rilancio economico e strutturale di Roma, così come anche per l’intera Italia, deve basarsi sull’aggiornamento del suo piano industrialeche va sviluppato in sinergia con le associazioni industriali ed il mondo sindacale, volgendo la sua azione principale su strategie tese a coniugare transizione digitale, attrazione di investimenti hi-tech e sostegno manifatturiero, integrando altresì tali aspetti con una maggiore esemplificazione delle procedure amministrative riguardanti settori strategici tipo quelli del comparto edilizia pubblica ed infrastrutturale.
Inoltre va recuperato il rapporto tra cittadini ed amministrazione locale. Non è possibile che alcuni processi decisionali di trasformazione della città di un dato ambito avvengano senza avere stimolato correttamente la partecipazione dei suoi abitanti. Su tale tema servono azioni capillari di informazione preventiva, approfittando anche del decentramento amministrativo che ha suddiviso l’amministrazione comunale in ben 15 municipi. È importante sentire ii cittadini e farli partecipare, specie considerando un dato che deve fare riflettere: nell’ultima consultazione elettorale comunale hanno votato solo il 48% degli aventi diritto, ma anche questo è un tema comune a tutta la nazione, ovvero vi è una metà di essa che non partecipa, non crede e non ha fiducia.
PER APPROFONDIRE
Abuso edilizio, demolizione e responsabilità di chi lo ha realizzato








