L’ultimo report Fiaip rileva come l’efficienza energetica conti ancora poco per determinare i prezzi. Compravendite su del 6,5% nel 2025
La stragrande maggioranza degli edifici italiani residenziali è ancora energeticamente obsoleta. Nonostante cresca di anno in anno l’attenzione del pubblico e del mercato per gli edifici con alta qualità energetica ben il 75% di quelli sul mercato residenziale è ancora con classi energetiche basse. Lo rivela il report annuale sul mercato immobiliare di Fiaip, la Federazione italiana degli agenti immobiliari professionisti, presentato in Senato.
Gli edifici nelle classi E, F e G costituiscono infatti circa il 61% delle villette a schiera e arrivano fino al 71% nel caso di monolocali e trilocali, con un andamento sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Si registrano tuttavia alcune variazioni nella distribuzione delle compravendite per tipologia di immobile: rispetto all’anno precedente aumentano di circa 6 punti percentuali le transazioni relative a bilocali e ville unifamiliari efficientate, mentre diminuiscono leggermente quelle delle tipologie abitative di dimensioni intermedie. Emergono inoltre differenze significative nella distribuzione delle classi energetiche in funzione dell’ubicazione degli immobili. Nelle zone di estrema periferia gli immobili compravenduti appartengono prevalentemente alle classi meno performanti (E, F e G) e la quota degli edifici più efficienti (A e B) raggiunge appena il 5%. Nelle zone di pregio, invece, la percentuale di immobili nelle classi energetiche più elevate si avvicina al 50%, confermando come la qualità energetica stia diventando sempre più un fattore di valorizzazione del patrimonio immobiliare.
Altro dato interessante è che la rilevazione fatta sugli agenti immobiliari italiani relativamente all’Ape mostra come oltre la metà dei professionisti del settore (il 54%) non riesca a dare sufficiente valorizzazione alla classe energetica dell’immobile in termini di prezzo. Una buona classe energetica cioè ancora non è un criterio sufficiente per far salire il prezzo di un appartamento o di una villa in modo significativo. Questo nonostante la rivalutazione energetica di un immobile richieda spesso investimenti importanti (impianti ed infissi ad esempio) e tempi non immediati.
Che al mercato piaccia o no nei prossimi anni gli immobili italiani dovranno adeguarsi alle norme europee che prevedono un incremento della qualità energetica degli edifici, a partire da quelli di nuova costruzione.
I DATI DEL MERCATO IMMOBILIARE
Il 2025 per gli operatori immobiliari è stato un anno positivo che segna un aumento delle compravendite del 6,5% e dei prezzi medi del 2,2%. La tipologia immobiliare più compravenduta resta il trilocale usato in zona semicentrale mentre le città con tassi di crescita più interessanti per gli investitori sono Genova, Palermo, Verona e Bari.
Ad impennarsi sono soprattutto i costi di locazione in Italia che in media sono saliti in dodici mesi del 7%. crescono le locazioni brevi e transitorie, i contratti per studenti e le formule agevolate, mentre risultano più in difficoltà le locazioni ordinarie di lungo periodo. Un dato rilevato da più parti che è effetto del timore dei proprietari che l’affitto a lungo termine dia meno garanzie di quelli brevi.
LE PREVISIONI PER IL 2026
Per il 2026 il report prevede una fase di stabilizzazione del mercato immobiliare residenziale con crescita moderata, sostenuta da condizioni di accesso al credito progressivamente più favorevoli rispetto agli anni precedenti e da una domanda abitativa che resta strutturalmente solida. A sostenere il mercato contribuisce anche il crescente interesse per gli acquisti a fini di investimento e per le seconde case, fenomeno che negli ultimi anni ha mostrato una dinamica significativa soprattutto nelle principali aree urbane e nei territori a maggiore attrattività turistica.
In questo contesto si stima per il 2026 una crescita delle compravendite residenziali compresa tra +1,5% e +2%, accompagnata da un aumento dei valori immobiliari intorno al +2%, segno di un mercato che tende a consolidare i livelli raggiunti nel 2025.
Nel comparto delle locazioni si prevede un aumento dei contratti pari a circa +3%, con un ulteriore incremento medio dei canoni intorno al +4%, dinamica che riflette il persistente squilibrio tra domanda abitativa e offerta disponibile nelle principali aree urbane. Anche il settore non residenziale – negozi, uffici e capannoni –prevede una moderata crescita: il numero dei contratti è stimato in aumento di circa +1%, con canoni e valori immobiliari attesi in crescita intorno al +2%.
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