I costruttori italiani lanciano l’allarme sull’aumento vertiginoso del costo delle materie prime dall’inizio della guerra e chiedono al Governo misure come sulla benzina
Non c’è solo la benzina a risentire dell’effetto guerra in Medioriente. L’attacco all’Iran che ha coinvolto tutto il quadrante mediorientale ha fatto schizzare nelle ultime settimane tutte le materie prime, a partire appunto dal petrolio che viaggia da settimane attorno alla soglia psicologica dei 100 dollari al barile. A lanciare l’allarme però sono i costruttori italiani, che hanno incontrato nelle ultime ore i vertici del ministero delle Infrastrutture a Roma per chiedere un intervento di sostegno ed evitare che molti cantieri si fermino.
Una delle preoccupazioni maggiori riguarda il bitume, che è un derivato petrolchimico essenziale per i lavori stradali pubblici, che nell’ultimo mese è aumentato del 50% facendo lievitare del 25% il costo dei lavori sulle pavimentazioni stradali in appena un mese. Un’impennata che può mettere a rischio molti cantieri. Il rischio è che si generi una spirale speculativa che porti anche ad aumenti ingiustificati dei materiali che molte imprese sul territorio hanno già segnalato negli ultimi giorni.
La presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, ha incontrato il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi per discutere il rischio di ritardi sui cronoprogrammi dei cantieri pubblici. Il MIT ha ribadito con una nota stampa “l’attenzione del Governo verso il settore e la necessità di garantire continuità agli investimenti e certezza operativa alle imprese, anche attraverso un aggiornamento degli strumenti di adeguamento prezzi e ulteriori semplificazioni”.
“Purtroppo gli effetti sulle materie prime sono già pesanti e riguardano tutta la filiera dell’edilizia impegnata in uno sforzo importante per portare a termine i lavori del Pnrr nei tempi previsti”, ha dichiarato nei giorni scorsi Brancaccio che chiede apertamente di adottare uno strumento simile a quello utilizzato per la guerra in Ucraina, che sterilizzava l’aumento del gettito fiscale derivante dall’incremento dei prezzi, e “di estenderlo a tutte le materie prime che risentono in modo diretto o indiretto della crisi in atto”.
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