Decisione drastica di Bruxelles che apre la procedura di infrazione contro tutti i membri per non aver recepito nei tempi previsti la direttiva EPBD “Case Green”
La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro tutti ii 27 membri dell’Unione europea per non aver recepito nei tempi previsti la direttiva EPBD 2024/1275, la cosiddetta “Case Green” che introduce nuovi obblighi per gli edifici pubblici e quelli di nuova costruzione nei prossimi anni. Si tratta di un intervento molto duro da parte di Bruxelles che normalmente riguarda uno o un gruppo di Stati. È rarissimo infatti che la Commissione sia costretta a riprendere tutti i membri dell’Unione che ne ha dato notizia con nota stampa ufficiale.
L’Italia però era già in infrazione sulla direttiva EPBD per non aver rispettato insieme ad altri Paesi la deadline del 31 dicembre per l’invio del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici. La data decisiva però era quella del 29 maggio, allo scadere dei due anni dall’approvazione formale del testo in Ue entro cui la direttiva avrebbe dovuto entrare in funzione. Il fatto che nessuno dei 27, neppure la Spagna che è considerata oggi il Paese più virtuoso sull’efficienza energetica in Europa, abbia dato attuazione alla norma è abbastanza preoccupante.
Confedilizia, l’associazione che riunisce i proprietari di casa italiani, ha chiosato con ironia sulla decisione: “Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere. Un’istituzione con un minimo di contatto con la realtà comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno (dicesi nessuno) degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva”.
COSA PREVEDE LA DIRETTIVA EPBD?
È la direttiva europea che mira a rendere gli edifici sempre più efficienti energeticamente nel breve termine e di decarbonizzarli completamente nell’arco di due decenni e mezzo.Ovvero ridurre le emissioni di anidride carbonica prodotte dagli edifici attraverso il graduale abbandono dei combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas, per sostituirli totalmente entro il 2050 con le fonti rinnovabili di energia come solare, eolica, idroelettrica, geotermica, biomasse e marina, ovvero tutti elementi naturali che producono energia pulita. L’imperativo della decarbonizzazione è quello di rallentare la crisi climatica in corso e su questo punto altri Stati in Europa, come la Spagna, hanno deciso di partire in anticipo rispetto ai tempi decisi dall’Ue e fissando anche obiettivi più ambiziosi.
Nel caso del nostro Paese vi è il problema dell’ingente patrimonio edilizio storico, non facilmente suscettibile di miglioramento energetico se non con elevate spese a cui va sommata la contrazione degli incentivi pubblici per favorire la ristrutturazione energetica degli edifici. Le associazioni di categoria dei proprietari immobiliari, Confedilizia per prima, hanno fatto muro contro la direttiva temendo che si concretizzasse in una “eco tassa” per i cittadini costretti a fare interventi sui propri immobili. L’associazione nazionale dei costruttori edili, l’Ance, ha invece proposto che l’Ue predisponga un Pnrr per la casa che consenta di riqualificare gli edifici e mettere allo stesso tempo mano all’emergenza abitativa.
Per l’Italia, che ha un enorme patrimonio edilizio storico può, in alcuni casi significare che energeticamente la propria casa possa costare, quanto se non più del suo valore di mercato. Nella realtà però a oggi ai cittadini non è richiesto alcun intervento.
La direttiva infatti, pur fissando obiettivi ambiziosi a medio termine, non impone nell’immediato obblighi sugli edifici esistenti ma solo su quelli di nuova costruzione, su quelli pubblici e su chi effettua “ristrutturazioni rilevanti”.








