Accendere il riscaldamento solo nelle ore in cui si è i casa fa compiere alla caldaia uno sforzo maggiore mentre tenere acceso tutto il giorno comporta un lavoro più lungo della caldaia, cosa è meglio?
Nel periodo di avvio degli impianti termici, molti condomini si pongono la stessa domanda: è più economico accendere il riscaldamento solo nelle ore in cui si è presenti nell’abitazione oppure lasciarlo acceso al minimo durante tutta la giornata? Il quesito non è banale, perché coinvolge aspetti tecnici, normativi, energetici e di ripartizione delle spese condominiali. In questo articolo analizziamo in modo approfondito le due strategie, confrontando fonti affidabili e offrendo esempi pratici per guidare i condòmini verso una scelta consapevole.
Quadro normativo di riferimento
L’utilizzo del riscaldamento in ambito condominiale è regolato principalmente dal Dpr 412/1993 e successive modifiche. Questa norma stabilisce zone climatiche, orari e periodi di accensione degli impianti termici. È la fonte primaria e maggiormente autorevole sulla materia.
Obbligo di contabilizzazione e termoregolazione
Norme nazionali e recepimenti regionali impongono, laddove tecnicamente possibile, l’installazione di valvole termostatiche e ripartitori sui termosifoni negli impianti centralizzati.
Le due strategie a confronto
Analizziamo ora le due modalità con cui il singolo condomino può gestire il riscaldamento privato.
A) Accendere il riscaldamento solo quando si è in casa
Vantaggi:
- il consumo è quasi esclusivamente legato alle ore effettive di utilizzo;
- ideale per chi resta fuori per lunghi periodi della giornata.
Svantaggi:
- se l’abitazione si raffredda molto, il sistema dovrà lavorare maggiormente per riportare la temperatura ai livelli di comfort;
- nei casi di edifici con isolamento scarso, il “recupero termico” può costare più dell’energia risparmiata nelle ore di spegnimento.
I maggiori esperti di settore evidenziano che lo spegnimento totale può essere penalizzante per impianti poco efficienti.
Lo stesso risultato emerge da un sondaggio, effettuato dalla nostra testata CondominioNotizie.it, fra i maggiori studi amministrativi di settore, i quali confermano che accensioni multiple giornaliere aumentano il lavoro dell’impianto.
Lasciare il riscaldamento acceso al minimo per tutta la giornata
Vantaggi:
- mantiene costante la temperatura interna;
- l’impianto lavora in modo più continuo e meno “a strappi”, riducendo i picchi di consumo.
Svantaggi:
- si consuma energia anche quando non si è presenti;
- soluzione non ottimale per abitazioni con forti dispersioni termiche.
La maggior parte degli esperti del settore sottolineano che mantenere una temperatura minima può risultare più efficiente in appartamenti ben isolati.
Quale strategia è realmente più economica?
Non esiste una regola assoluta: la convenienza dipende da variabili strutturali e comportamentali.
Principali fattori da valutare
- Coibentazione dell’edificio, se buona il mantenimento al minimo può risultare vantaggioso; se scarsa è meglio spegnere o ridurre drasticamente.
- Ore di presenza/assenza, con un’assenza superiore alle 8–10 ore si consiglia di spegnere o abbassare molto; in caso di assenza breve è consigliabile tenere una temperatura minima costante.
- Efficienza dell’impianto, in presenza di impianti moderni e modulanti avremo un minimal continuo efficiente; in presenza di impianti obsoleti, avremo costi elevati durante la fase c.d. “di recupero”.
- Ripartizione condominiale
Con la contabilizzazione, la quota variabile premia i reali risparmi; tuttavia la quota fissa rimane invariabile, come ricordano i maggiori esperti di settore.
4. Esempi pratici
Per agevolare la comprensione del lettore, riportiamo due scenari applicativi.
Esempio n. 1 – Appartamento ben isolato e assenza prolungata
- Assenza: 8.00–18.00
- Edificio in classe energetica medio-alta
Strategia consigliata:
Impostare una temperatura minima di 12–14 °C durante l’assenza e programmare l’accensione un’ora prima del rientro.
Motivo: l’appartamento mantiene il calore residuo e il sistema non deve lavorare in modo eccessivo per recuperare i gradi mancanti.
Esempio n. 2 – Edificio con scarsa coibentazione e assenze brevi ma frequenti
- Assenza: 8.00–12.00 e 14.00–18.00
- Forte dispersione termica
Strategia consigliata:
Spegnere o ridurre drasticamente la temperatura nelle fasce di assenza; accendere solo nelle ore di effettiva presenza.
Motivo: mantenere il minimo costante comporterebbe un flusso continuo di calore verso l’esterno.
Aspetti condominiali da non trascurare:
- L’assemblea può deliberare orari e fasce comuni per gli impianti centralizzati.
- L’amministratore deve verificare il corretto funzionamento dei sistemi di contabilizzazione.
- La presenza di una quota fissa limita il beneficio del risparmio individuale.
Pertanto, alla domanda iniziale non esiste una risposta unica. La soluzione più economica dipende da una molteplicità di fattori: la qualità dell’involucro edilizio, l’efficienza dell’impianto, le abitudini di vita del singolo, la regolazione del sistema di termoregolazione, la ripartizione delle spese condominiali.
L’approccio più corretto è quello personalizzato, calibrato sulle reali caratteristiche dell’appartamento. Per orientare i condòmini, l’amministratore può proporre incontri informativi o guide interne che spieghino come usare in modo consapevole il riscaldamento in regime di contabilizzazione.
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di Battista Praino Amministratore
direzionerivista@condominiozeroproblemi.it










