Il mercato delle caldaie, di praticamente tutte le tipologie, registra una contrazione del 15,7%. Lorubio: “Serve un sistema di incentivi chiaro”. Comunicatio stampa
I produttori di caldaie in Italia lanciano l’allarme per il ridimensionamento del mercato nel 2025 con un calo delle vendite nel settore del 15,7%. Lo riportano i dati di Assotermica, associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici federata Anima Confindustria, relativi alle principali tipologie di prodotto evidenziando un calo diffuso, con particolare intensità nel segmento delle caldaie domestiche, che rappresentano il cuore del mercato per le aziende del comparto.
Le caldaie murali vendute passano da 911.899 unità vendute nel 2024 a 769.090 nel 2025, segnando una flessione del -15,7%. Si tratta di un dato preoccupante non solo per il peso specifico di questa categoria, ma anche per il suo ruolo strategico nel processo di rinnovo degli impianti residenziali. La dinamica negativa si estende anche alle caldaie a basamento, che scendono da 8.342 a 6.340 unità (-24,0%), alle caldaie soffiate, in calo da 4.252 a 3.626 unità (-14,7%) e agli scaldacqua a gas, in calo da 310.021 a 291.084 unità (-7,5%). Non va meglio sul fronte dei generatori che integrano energie rinnovabili, con gli apparecchi ibridi che frenano ulteriormente, arrivando a 9.040 unità (-5,0%), così come gli scaldacqua in pompa di calore, che scendono da 23.516 a 22.916 pezzi (-7,5%). In controtendenza si collocano solo i bruciatori, che registrano un incremento da 23.539 a 25.581 unità (+8,7%).
L’analisi dei dati restituisce un quadro di rallentamento che non può essere letto come una semplice oscillazione congiunturale. Al contrario, emerge una fase di incertezza strutturale che rischia di compromettere la capacità del mercato di sostenere il ricambio tecnologico degli impianti esistenti. In Italia, infatti, permane un’ampia quota di apparecchi obsoleti – circa 9 milioni di apparecchi –, caratterizzati da livelli di efficienza inferiori rispetto alle soluzioni oggi disponibili e da un impatto energetico e ambientale più elevato.
La contrazione delle vendite assume quindi un significato ancora più critico, andando a incidere non solo sull’economia di un comparto che occupa migliaia di addetti, ma rallentando inoltre il percorso di efficientamento del patrimonio edilizio, con effetti diretti sui consumi energetici delle famiglie e sulla sostenibilità complessiva del sistema.
«In un contesto come quello attuale», dichiara il presidente di Assotermica, Giuseppe Lorubio «è fondamentale che le istituzioni prestino la massima attenzione a un comparto che riveste un ruolo centrale nel percorso di efficientamento energetico del Paese. I dati mostrano chiaramente un rallentamento nel rinnovo degli impianti, proprio mentre sarebbe necessario accelerare la sostituzione delle tecnologie obsolete con soluzioni più efficienti. Il quadro regolatorio è stato profondamente modificato negli ultimi anni: ora è il momento di ripartire, definendo con chiarezza quali piani adottare per il futuro dell’efficientamento degli edifici. È altrettanto importante garantire un sistema di incentivi chiaro, stabile e coerente: strumenti come Ecobonus e Bonus Casa devono essere messi nelle condizioni di supportare concretamente le scelte delle famiglie».
La fotografia del 2025 evidenzia dunque una fase assai critica per il settore, in cui la diminuzione dei volumi si interseca a un contesto di incertezza globale che rischia di amplificarne le criticità. Le imprese della filiera, fortemente radicate nel tessuto produttivo nazionale, si trovano ad affrontare una riduzione della domanda che può avere ripercussioni dirette sulla continuità operativa e sull’occupazione, nel momento in cui maggiore è la necessità di stabilizzare i flussi di cassa per investire in soluzioni orientate al futuro. In assenza di segnali chiari e di una visione di medio-lungo periodo, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del comparto, proprio in una fase in cui il contributo dell’industria del riscaldamento risulta essenziale per accompagnare la transizione energetica.
Assotermica, Associazione produttori apparecchi e componenti per impianti termici federata ad Anima Confindustria, rappresenta la quasi totalità delle industrie produttrici di apparecchi e componenti destinati al comfort climatico ambientale. Il settore occupa più di 12.000 addetti diretti a cui si aggiungono diverse migliaia di operatori specializzati per un fatturato di circa 3 miliardi e mezzo e una quota export del 60%.
ANIMA Confindustria è l’organizzazione industriale di categoria che, all’interno di Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 224.000 addetti per un fatturato di 59,1 miliardi di euro e una quota export/fatturato di circa il 60% nel 2025 (previsioni Ufficio Studi Anima 2025). I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: edilizia e infrastrutture; movimentazione e logistica; produzione alimentare; produzione di energia; produzione industriale; sicurezza e ambiente.
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