L’associazione di categoria critica duramente il ddl 2692 presentato alla Camera: più che risolvere i contenziosi si alzano i costi per i condòmini – COMUNICATO STAMPA
Gesticond contesta con decisione il contenuto della proposta di legge presentata il 17 dicembre alla Camera (il ddl 2692) , ritenendo che molte delle misure previste non rispondano né alle reali esigenze dei condomìni né a criteri di efficienza e proporzionalità. L’Associazione evidenzia come diverse prescrizioni, anziché migliorare la gestione condominiale, rischino di appesantire inutilmente i costi a carico dei cittadini e non risolvano i problemi connessi alla formazione e alla professionalità degli amministratori condominiali. Per gli stabili con più di venti condomini, la proposta introduce l’obbligo di nominare un “revisore condominiale certificato, terzo e indipendente, incaricato di verificare la contabilità e di attestare la correttezza del rendiconto”.
Quest’ultimo, una volta validato, dovrebbe essere ratificato dall’assemblea e successivamente depositato presso la Camera di commercio territorialmente competente. Secondo i promotori del disegno di legge, tale assetto costituirebbe “l’unica strada praticabile per ridurre il contenzioso strumentale e contrastare morosità colpevoli, evasione fiscale e impiego irregolare di manodopera nel settore condominiale”. Dal nostro punto di vista, invece, una simile impostazione trasferirebbe su proprietari e conduttori oneri economici certi – i compensi dei revisori – a fronte di benefici solo potenziali, posto che il contenzioso non è affatto un evento strutturale né può essere ridotto da una certificazione, peraltro rilasciata in assenza di principi che regolino la predisposizione del rendiconto.
Un’ulteriore criticità – evidenziata da Gesticond – riguarda l’introduzione dell’obbligo, per chi voglia esercitare la professione di amministratore, di possedere una laurea anche triennale in discipline economiche, giuridiche, scientifiche o tecnologiche. Una prescrizione che solleva più di una perplessità: non è certo una laurea triennale nelle discipline indicate lo strumento che consente la prima formazione per un amministratore condominiale, oggi richiesto di competenze che il mercato esterno fornisce ma con ulteriore aggravio di costo per i cittadini.
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