L’ANAMMI lancia l’allarme sul Ddl Gardini, che intende rivedere la gestione delle parti comuni, introducendo nuovi obblighi molto onerosi per condòmini e amministratori.
Aggravio di costi per i condòmini e obblighi penalizzanti per gli amministratori. Per l’ANAMMI, l’Associazione Nazional-europea AMMinistratori d’Immobili, il disegno di legge sulla riforma del condominio – il cosiddetto Ddl Gardini – non farebbe che rendere ancora più onerosa l’attività dell’amministratore, senza fornire soluzioni realistiche ai problemi di gestione condominiale.
Il primo motivo di preoccupazione riguarda la previsione di ben due figure professionali, l’amministratore di condominio e il revisore condominiale. “Inserire nella gestione delle parti comuni e del bilancio addirittura una seconda professionalità – sottolinea Giuseppe Bica, presidente dell’ANAMMI – significa aumentare le spese per i nostri condòmini, in un quadro economico che, secondo i nostri dati, ha visto aumentare la morosità di almeno il 20%. Lo stesso obbligo di revisione dei bilanci rappresenta un costo pesantissimo, che sarà scaricato sui cittadini e sui professionisti. Inoltre, è concreto il pericolo di sovrapposizione tra i due ruoli, a danno innanzitutto dei condòmini”.
L’aumento dei costi pesa anche sull’ipotesi di obbligo di laurea per gli amministratori. “Un amministratore laureato avrà ragione di proporre compensi più elevati – afferma il presidente Bica – soprattutto perché, anche nell’ipotesi di una fase transitoria, i professionisti laureati saranno in numero minore rispetto alla maggioranza e questo, per la legge della domanda e dell’offerta, farà lievitare i costi delle loro prestazioni”. Accanto al tema finanziario, ne emerge poi un altro che si lega al mondo dei geometri e ragionieri, professioni ordinistiche che, da sempre, hanno nel condominio un fondamentale sbocco lavorativo in virtù del loro specifico programma di studi. “Come si concilia il loro percorso con l’obbligo di laurea?”, si interroga l’ANAMMI -. Anche l’ipotesi della certificazione dei dati di sicurezza dello stabile costituirebbe un nuovo balzello, che andrebbe a sommarsi ai precedenti”.
Il Ddl Gardini prevede anche l’iscrizione, con relativa tassa, dell’amministratore presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Un’ipotesi che, dal punto di vista pratico, non si comprende – osserva Bica -. Esiste già l’elenco delle Associazioni non ordinistiche, in cui realtà come la nostra sono presenti da tempo, secondo il dettato della legge 4 del 2013. Se è già iscritta l’associazione, perché deve iscriversi anche il professionista? Semmai, devono essere le associazioni di categoria iscritte al MIMIT a garantire la formazione e l’aggiornamento del professionista, eventualmente veicolando i dati in uno specifico registro con natura informativa e pubblicitaria”.
L’elenco dei professionisti non risolverebbe un problema sollevato più volte dalla stessa ANAMMI, vale a dire la mancanza di controlli sulla formazione e l’aggiornamento periodico. “Nonostante l’obbligo di invio dati sui corsi al Ministeri di Giustizia, il fenomeno degli ‘attestati fai-da-te’ sul web non si è mai fermato. Non comprendiamo, quindi, cosa cambierebbe con l’istituzione dell’elenco dei professionisti, l’ennesimo dopo quello, poi dismesso, del Ministero di Giustizia e poi quello recente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al contrario, ci aspettiamo la crescita degli adempimenti burocratici, con il conseguente aggravio di costi e risorse per gli amministratori”.
Su altre disposizioni del Ddl Gardini, l’ANAMMI si dichiara d’accordo. “L’abolizione dell’amministratore-condomini privo di requisiti professionali è una nostra vecchia battaglia. Anche la revisione in materia di rinnovo dell’incarico e sul fondo speciale per i lavori sono novità apprezzabili”.
In ultima analisi, a non convincere è il metodo con il quale si è formulata la proposta di legge. “Sarebbe stato opportuno consultare le associazioni di settore – conclude il presidente Bica – vista la delicatezza e la complessità della materia. Il nostro auspicio è di poter dialogare con i firmatari del disegno di legge, in modo da evitare un aggravio di costi e adempimenti che, ancora una volta, metterebbe in seria difficoltà condòmini e amministratori”.
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