Depositata l’11 novembre alla Camera la proposta di legge di riforma del condominio prevede un elenco nazionale amministratori e l’obbligo di avere un revisore dei conti oltre i 20 proprietari nel palazzo.
A 13 anni di distanza dalla legge di riforma del 2012 arriva in parlamento una proposta di revisione e integrazione della norma, avanzata direttamente da Fratelli d’Italia. Il progetto di legge, depositato l’11 di novembre ha come prima firmataria Elisabetta Gardini ma tra i sottoscrittori figurano anche altri nomi di peso della maggioranza come quello di Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze di Montecitorio.
La proposta interviene su vari punti e in particolare sulle figure a cui spetta la gestione amministrativa del condominio. Parliamo al plurale perché la proposta introduce l’obbligo in determinati casi di avere anche un revisore contabile oltre all’incarico dell’amministratore di condominio tradizionale. In particolare, come anticipato dal Sole24Ore, la norma prevedrebbe l’obbligo di revisore contabile per tutti i condomini con più di 20 proprietari. Questa figura resterebbe in carica per due anni (non uno quindi come per l’amministratore) e senza tacito rinnovo.
Una delle novità più rilevanti è l’introduzione di un “elenco” degli amministratori di condominio che verrebbe incardinato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy insieme a un parallelo elenco per i revisori condominiali.
Non si tratta affatto di una novità, il tema del registro nazionale degli amministratori è sul tavolo da anni e solo in questa legislatura sono in piedi diversi altri progetti di legge che ne parlano, a partire da quello avanzato da Pino Bicchielli di Forza Italia, assegnato in sede referente alla Commissione Giustizia della Camera oltre un anno fa. Il fatto che dalla maggioranza arrivino più proposte sul tema fa pensare che su questo testo appena depositato a Montecitorio possa trovarsi un sostegno ampio nei prossimi mesi.
La proposta Gardini introduce un’altra novità su cui si battono da anni le associazioni di categoria, ovvero quella della professionalizzazione dei “condòmini amministratori”. La riforma del 2012 consente infatti a uno dei condòmini del palazzo di diventarne amministratore senza dover passare per gli obblighi che sono richiesti agli amministratori esterni, come diploma di scuola secondaria e corsi di formazione. Se la proposta diventasse legge dello Stato anche il condòmino amministratore dovrebbe avere una laurea (almeno triennale).
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di Andrea Battistuzzi – Giornalista
direzionerivista@condominiozeroproblemi.it










