Le associazioni non hanno avviato i dovuti percorsi per cambiare il ruolo dell’amministratore come professionista.
Un professionista? Un tema incompiuto, nonostante la legge 4/2013 abbia legittimato professionisti, tra gli altri, anche gli amministratori di condominio, su base volontaria e con l’unico obbligo di dichiararlo per iscritto. Il riconoscimento professionale è sempre stato ritenuto un diritto, dalla categoria, un atto dovuto, ma averlo ottenuto, non ha, a mio parere, cambiato nulla.
Le associazioni, che rappresentano gli amministratori di condominio non hanno avviato alcuna iniziativa per promuovere, presso la società civile, il professionista amministratore, e tutto è rimasto come prima. La gran parte continua nella routine di sempre, sopravvive confinata nella propria area di comfort, ma, come ha osservato Albert Einstein, «la vera pazzia è fare sempre le stesse cose pensando di ottenere un esito diverso».
Certo, per fortuna, ci sono state e ci sono ancora le eccezioni, amministratori che hanno capito il cambiamento.
Ma ci sono due criticità: gli iscritti ad ordini, albi e collegi che fanno anche gli amministratori di condominio mortificano il concetto di professione (non si possono esercitarne due), e la mancanza di una specificità culturale, che sembra incredibile, nessuno ha mai considerato, perché non esiste professione senza una propria identità culturale esclusiva. È come una casa senza fondamenta.
Per questo, quella dell’amministratore di condominio non è una professione, è solo un’attività di tipo professionale. Vi cito un aneddoto, del 2001, per darvi un’idea di come eravamo distanti (oggi per fortuna lo siamo meno) dagli altri professionisti immobiliari europei.
Ero stato invitato, in quanto presidente di un’associazione di amministratori, al congresso annuale degli amministratori immobiliari austriaci. Il tema del loro congresso era la presentazione della Vision 2000 (la celeberrima ISO9001:2000, la rivoluzione del concetto di qualità)
I nostri pensatori, quelli che contavano allora (e ahimè, alcuni dei quali, dopo tanto tempo, contano ancora) ritenevano del tutto inutile la ISO9001:2000: per loro la via maestra era l’assurda Norma UNI10801, quella del 1998. E ne erano assolutamente convinti! Beata ignoranza!
Il RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI
È bene ricordare che le associazioni sono nate più di cinquant’anni fa, quando il lavoro degli amministratori di condominio stava assumendo sempre più i contorni di un’attività esercitata a tempo pieno e che l’obiettivo di queste aggregazioni era il riconoscimento giuridico. Allora, il paradigma di riferimento era quello tecnico legale, che si era definito negli anni ‘70-’80.
Ma un evento rivoluzionario, la sentenza n° 2046/2006 della Corte di Cassazione, che ha definito il condominio come un “organizzazione finalizzata alla gestione delle cose, degli impianti e dei servizi” è passato sotto silenzio.
Questa ridefinizione del condominio non ha prodotto alcun effetto, mentre avrebbe dovuto avviare un processo di revisione della formazione dell’amministratore, perché il paradigma non era più quello tecnico legale bensì quello manageriale. Nella quotidianità, l’amministratore gestisce servizi e relazioni, è chiamato a risolvere i problemi dei clienti e la materia legale, la cui conoscenza è indispensabile, non lo aiuta certo a risolvere i problemi, anzi, qualche volta li complica.
E non è solo una mia opinione.

Di Giuseppe Rigotti, Sociologo del lavoro e dell’Organizzazione, direttore della BMSCHOOL
giuseppe.rigotti@libero.it
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