Caratteristiche acustiche, cause ricorrenti del rumore e soluzioni tecniche per ridurre il disagio
Tra le fonti di disturbo acustico più frequentemente segnalate nei condomini, soprattutto nelle ore notturne, un ruolo di primo piano è occupato dagli impianti di scarico delle acque reflue. A differenza di altre sorgenti sonore, il rumore prodotto dagli scarichi non è continuo, ma discontinuo e impulsivo, caratteristica che lo rende spesso più fastidioso e percepibile, anche a parità di livello sonoro medio.
Analizziamo nel dettaglio tipologie di rumore, cause tecniche, modalità di trasmissione e possibili interventi di mitigazione, con un approccio utile sia per gli amministratori sia per i professionisti del settore. Ricordiamoci che disturbare la quiete e il riposo delle persone può costituire un reato ai sensi dell’art. 659 del codice penale.
TIPOLOGIE DI RUMORI DAGLI IMPIANTI DI SCARICO
Il suono prodotto da un impianto di scarico si manifesta in forme diverse, riconducibili a precise dinamiche fisiche e costruttive. Possiamo distinguere tra:
– caduta verticale che è il rumore generato dal flusso dell’acqua all’interno delle colonne verticali, tipico dell’uso di WC, docce e lavatrici ai piani superiori. Presenta frequenze prevalenti tra 125 e 500 Hz ed è caratterizzato da un andamento intermittente, ma ad alta percepibilità, soprattutto durante la notte;
– impatto sulle curve che si origina nei punti di deviazione del flusso (curve a 90°, raccordi, cambi di direzione). Le frequenze si collocano tra 250 e 800 Hz e il suono viene percepito come “secco” o “rasposo”;
– trascinamento aria/acqua che deriva dalla miscelazione tra aria e liquido nella colonna di scarico. Le frequenze possono arrivare fino a 1250 Hz e il fenomeno è spesso associato a gorgoglii e risucchi, particolarmente disturbanti nelle ore notturne;
– suono causato dalle vibrazioni del tubo trasmesse alle murature e ai solai. Le frequenze tipiche sono comprese tra 100 e 400 Hz e la capacità di propagazione verticale rende questo suono percepibile anche a distanza dal punto di origine.
Lo spettro acustico tipico di un impianto di scarico delle acque reflue presenta un picco dominante intorno ai 250 Hz, legato alla caduta del flusso verticale, un secondo picco intorno ai 500 Hz, dovuto agli urti su curve e deviazioni. Componenti basse tra 100 e 125 Hz, riconducibili alle vibrazioni strutturali e coda fino a 1000–1250 Hz, generata dal trascinamento aria/acqua. La combinazione tra intermittenza e alta energia istantanea rende questo tipo di rumore spesso più disturbante di un suono continuo.
LE 4 CAUSE PRINCIPALI
Le cause dell’insorgenza del disturbo sonoro negli impianti di scarico sono generalmente riconducibili a quattro fattori principali.
1. Materiale delle tubazioni: l’utilizzo di PVC rigido standard, caratterizzato da elevata trasmissività vibrazionale e spessori ridotti, che comportano una bassa massa acustica;
2. Geometria dell’impianto: il rumore aumenta in presenza di curve secche a 90°, di salti di pendenza improvvisi e di diametri insufficienti rispetto alle portate;
3. Posa non corretta: tra gli errori più frequenti troviamo le tubazioni incassate rigidamente nella muratura e l’assenza di guaine o rivestimenti elastici disaccoppianti.;
4. Ventilazione insufficiente: la mancanza di una corretta ventilazione primaria o secondaria provoca effetti di risucchio, gorgoglii e aumento del rumore percepito.
Ma come si trasmette il rumore negli edifici? Il rumore degli impianti di scarico può propagarsi attraverso diverse vie. Innanzitutto la cosiddetta trasmissione per via solida, ovvero le vibrazioni che possiamo sentire dal tubo a pareti e solai, effetto amplificato nelle strutture leggere. Poi c’è la cosiddetta trasmissione per via aerea. La particolarità in questo caso è l’irradiazione sonora nei bagni e nei cavedi, con maggiore diffusione in presenza di pareti sottili o controsoffitti vuoti.
Uno dei modi con cui il suono passa da appartamento ad appartamento sono infine le vie fono-passanti: cavedi tecnici continui tra i piani, attraversamenti dei solai non correttamente sigillati.
COME RISOLVERE?
Vediamo quali interventi di mitigazione si possono fare concretamente quando il rumore diventa fonte di disagio. Gli interventi consigliati consistono nell’utilizzare materiali adatti. Parliamo di tubazioni fonoisolanti con l’utilizzo di tubi in PEHD o PP multistrato ad alta massa, di sistemi “low-noise” certificati. Altro approccio è quello di predisporre un rivestimento acustico tramite l’utilizzo di guaine elastiche fonoassorbenti, di materassini in gomma o lana minerale. Un terzo sistema da considerare o di cui parlare con un tecnico sono gli staffaggi antivibranti che si possono ottenere tramite collari con inserto elastico e doppio punto di fissaggio per limitare le oscillazioni. Infine si può pensare a rivedere del tutto le curve se non sono state progettate o messe in opera a dovere. In questo caso si parla di ottimizzazione delle curve a largo raggio e riduzione delle deviazioni più brusche. Buone pratiche da seguire nella progettazione e negli interventi.
In sintesi, una corretta realizzazione degli impianti di scarico delle acque reflue dovrebbe prevedere l’utilizzo di tubazioni fonoisolanti certificate, l’eliminazione delle curve a 90° non raccordate, il disaccoppiamento dei tubi dalle murature, l’isolamento dei cavedi verticali, la sigillatura elastica dei passaggi nei solai, la corretta ventilazione della colonna, le pendenze adeguate per limitare la velocità di caduta, l’assenza di tubazioni a vista in ambienti sensibili e la verifica del rumore in condizioni di esercizio reale.
L’impianto di scarico delle acque reflue rappresenta una delle principali cause di disturbo acustico notturno negli edifici residenziali. Il problema non risiede tanto nel livello sonoro medio, quanto nella natura impulsiva del rumore, nella facilità di trasmissione strutturale, nella continuità verticale del sistema.
Per questo motivo, una corretta progettazione acustica richiede materiali idonei, posa controllata e trattamento dei cavedi, più che interventi correttivi a posteriori, spesso costosi e meno efficaci.
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di Antonio Restaino, architetto, tecnico competente in acustica
erasas2022@gmail.com










