Nuovo capitolo del braccio di ferro fra Comuni e aziende che gestiscono le case popolari su quali case siano esentate. Federcasa: smettiamola con questa guerra fra poveri.
In attesa che il Parlamento si esprima definitivamente prosegue a colpi di sentenze la battaglia sull’esenzione Imu delle case popolari. I giudici della Corte di Giustizia Tributaria del Piemonte hanno scritto in questi giorni l’ultimo capitolo del braccio di ferro tra Comuni e aziende che gestiscono gli alloggi popolari con una sentenza a favore di questi ultimi che potrebbe fare scuola nei prossimi mesi. Sempre che una norma non chiuda definitivamente la vicenda prima.
Il nocciolo del problema è la carenza di fondi nelle casse di entrambi i soggetti in gioco: i Comuni da una parte e le aziende di edilizia residenziale pubblica dall’altra, che sono oramai al limite della sostenibilità finanziaria con migliaia di appartamenti che non riescono neppure a essere manutenuti correttamente per poi essere assegnati. “Una guerra fra poveri che deve finire”, la definisce il presidente di Federcasa, Marco Buttieri, raggiunto da CondominioNotizie per fare il punto sulla vicenda che va avanti oramai dal 2008.
Nel caso di specie i giudici hanno riconosciuto all’azienda locale (Piemonte Sud) che gli alloggi del singolo Comune in questione sono effettivamente alloggi sociali che godono quindi di esenzione dall’Imu, sulla base del decreto interministeriale del 22 aprile 2008 e del collegato fiscale dell’epoca. La norma dice infatti che gli alloggi identificabili come “sociali” hanno diritto all’esenzione (non è sufficiente la dicitura di edilizia residenziale pubblica) e su questo si gioca gran parte della battaglia legale nelle corti di tutta Italia dove le aziende locali vogliono vedersi riconosciuta la dicitura di alloggio sociale. Secondo i giudici del caso piemontese ricorrono gli elementi necessari a identificarli come tali quando si tratta di edifici costruiti con fondi, pubblici, quando gli alloggi vengono assegnati con graduatoria, quando gli abitanti sono a basso reddito e non potrebbero accedere al mercato immobiliare tradizionale e quando infine si tratti di edilizia residenziale con locazione permanente.
“Ora bisogna sancire in un testo di legge che queste caratteristiche che i giudici hanno ribadito definiscono gli alloggi sociali e quindi l’esenzione dall’Imu”, spiega Buttieri che sta portando avanti da anni la battaglia sull’esenzione dalla tassa e che ha chiesto una riunione con Mef e Anci per discuterne.
Il tavolo con i Comuni è aperto da tempo e il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi, insediatosi da appena un anno, si è dimostrato disponibile a cercare un punto di incontro. “Con Manfredi c’è un ottimo dialogo e riparleremo della questione a breve”, aggiunge Buttieri. Una delle ipotesi sul tavolo è che le aziende locali investano i soldi dovuti dell’Imu in manutenzione degli alloggi pubblici ma la strada per arrivarci è ancora lunga. Un’altra ipotesi potrebbe essere sfruttare il treno del Piano Casa che il governo sta per varare per inquadrare la questione, che costa sia ai Comuni che alle aziende locali moltissimo denaro in battaglie legali che vanno avanti anni.
Ma quanto vale la battaglia sull’Imu delle case popolari italiane? Il gettito è relativamente piccolo sul totale delle entrate che gravano sugli immobili italiani. Secondo i dati ottenuti nei mesi scorsi da CondominioNotizie al Mef si parla di una trentina di milioni di euro annui che però sono solo la parte effettivamente versata e incassata. Il dovuto si aggira probabilmente intorno al doppio ma le aziende non riescono a saldare puntuali accumulando debiti. Ed è proprio su questi debiti che gira buona parte della partita perché le amministrazioni comunali vantano oramai crediti che superano i 400 milioni di euro a cui non hanno intenzione di rinunciare, soprattutto nei Comuni più grossi. Non a caso pochi mesi fa proprio Roma Capitale ha visto cancellarsi un credito di oltre 100 milioni di euro con l’Ater per l’Imu non versata con una decisione dei giudici della Corte di Giustizia Tributaria. E altre sentenze sono in arrivo, anche in Cassazione, sempre che Governo e Parlamento non intervengano prima.
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