“Form-azione”: prendere forma per poter agire. Lo so non coincide con l’etimologia ma dà l’idea!
Comunicare è alla base della nostra società, in ogni ambito. Il nostro tempo è attraversato da tre forze che bussano ogni giorno alla porta: cambiamento, confusione e incertezza. Non sono “nemici”, anche se spesso fanno paura. Sono il paesaggio dentro cui viviamo, studiamo, lavoriamo. La scuola aggiorna metodi e programmi, alcuni mestieri scompaiono mentre altri nascono, e a molti di noi viene chiesto di pensare in modo nuovo, impostare procedure diverse e sperimentare modelli di comportamento più adatti.
In questo scenario, la form-azione non è un evento, ma un processo: significa dare forma alle nostre idee, alle parole e ai gesti per poter agire con più lucidità, efficacia e serenità.
Perché “form-azione” sul comunicare
“Formarsi” non è accumulare nozioni: è prendere forma. La conoscenza è importante, ma non basta se non diventa comprensione (capisco come funziona) e poi competenza (so farla davvero, in contesti reali). La “form-azione” cambia almeno questi tre livelli:
- Pensieri: meno pregiudizi, più realtà;
- Linguaggio: meno “sempre/mai”, più richieste chiare;
- Comportamenti: meno reazioni impulsive, più azioni piccole e ripetute.
In pratica: meno teoria “in testa”, più pratica “nelle mani”. È allenamento, non magia: costanza, determinazione e piccole prove quotidiane anche nel comunicare.
Le due risorse decisive: comunicazione e conoscenza
Diventa sempre più importante dedicarsi con crescente attenzione ed interesse alle seguenti due capacità:
- Capacità di comunicare: ascoltare, fare domande, dare feedback, negoziare senza ferire;
- Gestione della conoscenza: raccogliere informazioni, organizzarle, condividerle in modo accessibile.
Tre mosse concrete che possiamo mettere in atto nel condominio:
- Dai priorità ai fatti: la realtà prima delle opinioni. “Ieri alle 23:30 c’era musica nel corridoio” è un fatto; “siete maleducati” è un’etichetta;
- Condividi procedure semplici: una “scheda di come si fa” riduce ansie e incomprensioni (a scuola, in condominio, in gruppo);
- Crea un archivio vivo: ciò che impari oggi diventi risorsa per domani (appunti, link, contatti, soluzioni già testate).
Il camaleonte che scelgo di essere
Si parla spesso della “capacità del camaleonte”. Qualcuno la interpreta come opportunismo o finzione. In realtà, può significare una cosa diversa e utilissima: adattare il comportamento al contesto senza tradire i propri valori.
Non cambio “chi sono”, cambio “come mi muovo” per essere efficace e rispettoso dell’ambiente in cui mi trovo. L’alternativa è restare aggrappati a regole e schemi sorpassati e la storia è piena di “giganti” incapaci di adattarsi.
Domandati: “Qual è il mio valore non negoziabile?” (es. rispetto) e “Quali sono i modi flessibili con cui posso incarnarlo qui e ora?” (tono, canale, momento, esempio concreto).
“Formarsi” è un verbo al presente
La “form-azione” accade mentre provi, sbagli, correggi, ripeti. E più la realtà è incerta, più serve un patto semplice per comunità (classi, squadre, condomìni, team) più serene:
“Form-azione”: prendere forma per agire
Ci “formiamo” non quando impariamo una teoria in più, ma quando diamo una forma nuova ai nostri pensieri, al linguaggio e ai gesti: meno giudizi, più fatti; meno “sempre/mai”, più richieste chiare; meno fretta, più pause brevi.
La formazione è allenamento, non magia: costanza, determinazione, piccole prove quotidiane.
Scopriamo così che molte cose “difficili” diventano possibili quando cambiamo la “lente” attraverso la quale guardiamo il mondo.
Accettare l’altro nella sua diversità qualsiasi essa sia, è il modo più rapido per costruire fiducia, prevenire conflitti e far crescere il benessere di tutti. Inizia oggi: pulisci le tue lenti, chiedi una cosa concreta, ringrazia per ogni passo condiviso.
Il mondo non diventerà uguale a te ma diventerà più abitabile per entrambi.
Una donna si lamentava con una amica di avere una vicina di casa piuttosto disordinata.
“Dovresti vedere come sono sporchi i suoi bambini – diceva – per non parlare della casa!
C’è quasi da vergognarsi a vivere nella stessa zona. Dai un’occhiata a quei panni stesi ad asciugare. Guarda che strisce nere ci sono sulle lenzuola e sugli asciugamani!”. L’amica si avvicinò alla finestra ed esclamò:
“Credo che il suo bucato sia pulito, cara, le strisce sono sui tuoi vetri”.
Il brano è tratto da “La preghiera della rana” di Anthony de Mello
Spesso la nostra qualità di vita dipende da quanto sono puliti i vetri delle finestre attraverso le quali guardiamo il mondo!
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di Paolo Manocchi, formatore comportamentale Life e Business coach
manocchipaolo@gmail.com










