Anche un anno per le autorizzazioni e fondi Pnrr mai arrivati a tantissimi utenti. Le Cer in Italia crescono ma la burocrazia le frena
Migliaia di pratiche inevase, fondi stanziati e mai erogati e faldoni burocratici sempre più complessi che rallentano la transizione energetica. Il Gse è al centro di una grossa polemica partita dalle comunità energetiche italiane negli ultimi mesi. Le Cer infatti stentano a partire a causa dei rallentamenti burocratici che possono richiedere anche un anno perché una comunitù entri in funzione. Uno dei nodi più battuti dagli utenti riguarda i fondi del Pnrr che ha previsto una copertura del 40% del costo degli impianti rinnovabili realizzati (nei Comuni con meno di 50.000 abitanti) fino a un ammontare di 1,4 miliardi di euro. Di questi ne sono stati allocati circa 800 milioni, che però agli utenti non sono ancora arrivati. “Aspetto da moltissimi mesi, mi hanno riconosciuto 3.400 euro che non ho mai visto”, ci spiega uno dei tantissimi prosumer (produttori di energia rinnovabile e consumatore allo stesso tempo) riunito sotto la sede del Gse in protesta il 20 maggio. CondominioNotizie ha provato più volte da ottobre scorso a chiedere commenti e spiegazioni al GSE che però non ha mai concesso interviste sul tema. Secondo i dati che ci ha invece fornito Enea le Cer in Italia stanno crescendo anche se i numeri sono ancora bassi. Oggi le comunità attive e registrate al Gse sono circa 900, con un aumento di ben 300 unità in un anno. Un incremento dato in buona parte dall’ingresso sul mercato di grandi player energetici, che oggi sono spesso in grado di offrire la realizzazione di impianti rinnovabili senza spese da parte di utenti e condòmini, e delle cooperative che all’estero sono una delle forme più usate per le comunità energetiche
I RALLENTAMENTI BUROCRATICI
Creare una Cer non è semplicissimo e richiede diversi passaggi burocratici che in questo momento sono estremamente rallentati. Le domande sono moltissime (48.000 sottoscrizioni nell’ultimo anno) e il personale che le lavora evidentemente non è sufficiente a star dietro alla domanda che però andrebbe al contrario incentivata e agevolata. “Questo rallentamento è voluto”, spiega a CondominioNotizie Riccardo Troisi del Coordinamento delle Cers del Lazio, “è un tentativo di sfinire un processo in atto attraverso la burocrazia. Le autorizzazioni al GSE richiedono 6/8 mesi e a volte anche un anno”. Basti pensare, infatti, che se oggi le comunità sono 900 quelle che avevano fatto richiesta per i fondi Pnrr erano 1.400, una gran parte delle quali ancora in attesa di autorizzazioni. “La speranza è che entro fine anno le comunità siano 2.000”, dice Troisi.
Il primo passaggio che gli utenti devono fare è la costituzione della Cer (va creato uno statuto e una forma associativa che può essere di vario tipo, dall’associazione alla cooperativa) e la registrazione al GSE. Solo a quel punto si può realizzare l’impianto che però poi va certificato, sempre al GSE, per poter cominciare a produrre e ricevere gli incentivi.
Questa fase è una delle più problematiche in quanto, oltre alla lunghezza dei tempi, sono richiesti moltissimi documenti. Va presentato lo schema unifilare dell’impianto, fare le fotografie di ogni pannello indicando i numeri seriali dei pannelli e degli inverter. La configurazione prevede che la Cer debba presentare documentazione per ogni socio, quindi non solo i numeri dei pod ma anche bollette e visure catastali. Un passaggio quest’ultimo non scontato visto che i soci possono essere locatari di un appartamento che devono richiedere la visura al proprietario.
Finché il GSE non esamina e approva le domande non arrivano incentivi e le comunità non possono partire. Non solo, le Cer nascono per attrarre sempre più utenti che vivono nella zona ma ogni nuovo utente deve essere comunicato con le stesse procedure e se ha dei pannelli fotovoltaici richiede una nuova configurazione tecnica dell’impianto. Un rallentamento che sta frenando un passaggio essenziale per la transizione energetica, voluta dall’Ue ma soprattutto necessaria per l’indipendenza energetica, l’impatto sul clima e il risparmio in bolletta in un momento di grave crisi energetica internazionale.



COME FUNZIONA UNA CER
Per appartenere a una comunità energetica non è necessario abitare nello stesso palazzo e mettersi d’accordo. Una comunità energetica è composta da utenti che producono e consumano energia e che insistono su una stessa cabina primaria di energia elettrica (a Roma ad esempio ogni cabina primaria copre 70.000 utenze). Il primo vantaggio economico è che avendo pannelli di proprietà la Cer vende corrente elettrica alla rete ottenendo un ritorno economico.
Per iscriversi a una Cer non è necessario avere i pannelli fotovoltaici ma è sufficiente essere consumatori di energia. La comunità, infatti, riceve tanti più incentivi quanto più i propri utenti consumano energia nell’ora in cui l’energia è prodotta dalla Cer, perché in questo modo quegli utenti gravano meno sulla rete. Alcune di queste comunità vengono definite Comunità energetiche rinnovabili e solidali (Cers) in quanto redistribuiscono parte degli utili sul territorio, ad esempio alle famiglie in povertà energetica che non riescono a pagare le bollette. “Io ho pagato 20 euro per iscrivermi a una Cers, non ho pannelli e non ho un risparmio enorme in bolletta ma so che gli incentivi che genero vanno ad aiutare il mio territorio”, ci spiega una delle utenti di una comunità energetica di Anguillara Sabazia, nel Lazio, anche lei arrivata a Roma per protestare sotto al sede del GSE.
COSA SONO I GRUPPI DI AUTOCONSUMO COLLETTIVO (GAC)
Semplificando si può dire che sono le Cer di condominio, che sono più facili da realizzare burocraticamente ma che per mancanza di informazione sono molto poco diffuse. A oggi di Gac riconosciuti ne esistono poco più di 300 e l’incremento nell’ultimo anno è stato di molto inferiore rispetto a quello delle Cer e delle Cers, secondo i dati che CondominioNotizie ha ottenuto da Enea. Ma come si costituisce un gruppo di autoconsumo in condominio?
È più facile di una Cer in quanto il condominio ha già entità giuridica e ha già un codice fiscale (i alcuni casi partita Iva), quindi non servono nuovi statuti. Per realizzarla bastano anche solo due condòmini. Dal punto di vista giuridico non è necessariamente obbligatoria l’autorizzazione dell’assemblea. Se il lastrico solare dell’edificio è abbastanza grande i condòmini interessati hanno diritto ad installare i pannelli fotovoltaici sulla propria quota millesimale. A livello pratico però la discussione in assemblea è quasi sempre necessaria se va ad esempio risistemata la pavimentazione del terrazzo prima dei lavori o se vanno fatti passare i cavi di allaccio sulle parti comuni. A differenza delle Cer però ad un gruppo di autoconsumo non possono partecipare utenti che non fanno parte dell’edificio.
Mentre l’Italia fa i conti con la crisi energetica e le famiglie pagano costi esorbitanti di materie prime le scartoffie si accumulano per approvare gli impianti rinnovabili “dal basso”, che alleggeriscono la rete nazionale, forniscono energia pulita, redistribuiscono utili e fanno risparmiare diversi euro in bolletta. Un rallentamento burocratico che fa tanto più rumore nei giorni in cui entra in vigore la direttiva europea IPBD IV, la cosiddetta Case Green, su cui da fine 2025 si attende che il Mase invii in Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici e i cui ritardi sono già costati l’avvio della procedura di infrazione all’Italia.
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