Il massimale di spesa per le opere edili che può essere oggetto di detrazioni è di 96.000 euro, ovvero, nel caso del 50%, il contribuente può ottenere un bonus di 48.000 euro spalmati in dieci anni
Come previsto la legge Finanziaria 2026 non sembra non ha introdotto sconvolgimenti in tema di detrazioni, salvo il fatto che già è stata preannunciata la loro rimodulazione verso il basso per il prossimo anno 2027. Per le opere di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo e le ristrutturazioni edilizie più in generale, per il 2026 dobbiamo tenere a mente alcune detrazioni generali per orientarci nel campo dei bonus casa. Intanto, il 50% delle spese sopportate per ristrutturare la casa, da spalmare in dieci annualità per i seguenti soggetti ed a tali condizioni:
– proprietario, nudo proprietario, titolare di diritto di superficie, usufruttuario;
– la casa deve adibita ad abitazione principale, ovvero l’unità immobiliare dove il contribuente risiede anagraficamente e dimora abitualmente. In caso contrario l’aliquota che va in detrazione è del 36%.
Il massimale di spesa per le opere edili che può essere oggetto di detrazione è di 96.000 euro, ovvero, nel caso del 50%, il contribuente può dedurre 48.000 euro spalmati in dieci anni, 4.800 euro per ogni anno. L’IVA applicabile è nell’aliquota del 10%, salvo quella sulle spese da riconoscere al professionista che rimane al 22% se non forfettario, altrimenti è a zero. Spese eccedenti tale massimale non sono detraibili.
I LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE SULLE PARTI COMUNI
Tali criteri di detrazione valgono anche per le opere che vengono eseguite sulle parti comuni, pertanto i condomìni godono della stessa agevolazione, includendo in essa anche le lavorazioni di manutenzione ordinaria se realizzate esclusivamente (ad esempio nuovi intonaci e ritinteggiatura delle facciate), cosa non possibile nel caso della casa singola. Però, attenzione, su tale ultimo aspetto va fatta chiarezza: se il contribuente opera delle lavorazioni esclusivamente di manutenzione ordinaria sul suo immobile (ad esempio pitturazione pareti, cambio rivestimenti, etc.) non può usufruire di alcuna agevolazione. Se le stesse opere sono realizzate contestualmente ad altre di manutenzione straordinaria o di iivello superiore, per le quali si prevede una comunicazione (C.I.L.A. o S.C.I.A.) al Comune di appartenenza, (ad esempio diverso distributivo murario, nuovo impianti a sostituzione di quelli esistenti, opere strutturali, etc.), in tale caso esse sono detraibili, ovvero vengono trainate da quelle di manutenzione straordinaria.
Intendendo le sopra elencate opere quali inquadrabili nel “bonus casa”, va evidenziato che esse sono cumulabili con altre agevolazioni, ad esempio quelle di risparmio energetico “Ecobonus”, ma solo se contabilizzate separatamente e secondo i relativi massimali di spesa.
Ciò significa che l’impresa che realizza i lavori deve effettuare una distinzione tra le casistiche di intervento con relative spese, rispetto alle quali vanno eseguiti poi dei corrispettivi bonifici parlanti. Ciò tenendo presente che vi sono altri bonus dei quali si può usufruire, quali quello del sisma-bonus o del superamento delle barriere architettoniche. Per quest’ultimo, relativamente all’anno 2026, la detrazione è stata ricondotta al 50%, invece del precedente al 75%. Il tema quindi non è facile, di fatto è un “mestiere” che deve essere esercitato o accompagnato dal supporto di professionisti fiscalmente competenti, oppure bisogna armarsi di raziocinio e dare lettura a tulle le circolari che l’Agenzia delle Entrate emette regolarmente in merito ed in aggiornamento sul tema delle detrazioni fiscali, eventualmente consultando anche le guide pratiche emesse dal Consiglio Nazionale del Notariato, queste ultime molto utili e chiare.
ESEMPIO PRATICO
A titolo semplicemente divulgativo (per un parere tecnico sulla singola detrazione specifica è bene consultare un professionista o leggere con attenzione la norma) si proviamo a fare un esempio. Un contribuente avente titolo su una abitazione unifamiliare come abitazione principale, intende realizzare i seguenti interventi per l’anno 2026:
– A) 50.000 euro per rifacimento dei bagni, nuova disposizione dei tramezzi, sostituzione dei pavimenti, rifacimento dell’impianto idrico ed elettrico.
– B) 50.000 euro per l’installazione di un ascensore interno (abbattimento barriere architettoniche).
– C) 50.000 euro per la sostituzione dei serramenti e la coibentazione delle strutture opache.
– D) 20.000 euro per la sostituzione dell’impianto di riscaldamento e climatizzazione estiva con un sistema ibrido -gas/pompa di calore combinati- o interamente a pompa di calore.
– E) 10.000 euro per l’abbattimento delle altre barriere architettoniche;
In questo caso, il committente spenderà 180.000 euro e potrà beneficiare delle detrazioni per ogni intervento, rispettando i relativi limiti di spesa. La detrazione totale sarà di fatto al 50% del totale, ovvero € 65.000,00 e verrà ripartita in 10 rate annuali di € 6.500,00.
Particolare attenzione andrà eseguita nella formulazione dei bonifici parlanti:
Per la somma relativa agli importi A) e D):
Lavori di cui alla C.I.L.A. / S.C.I.A. prot . del.2026 ….ex art. 16-bis dpr 917-86. Fatt .n. del ../../2026 a favore di impresa…………C.F./P.IVA. Committente: ………C.F………………;
Per la somma relativa agli importi B) e C) di risparmio energetico:
Lavori di cui alla C.I.L.A. / S.C.I.A. prot . del.2026 ….ex art.1 c. 344-347. legge 296 / 2006. Fatt .n. del ../../2026 a favore di impresa…………C.F./P.IVA. Committente: ………C.F………………;
Quindi a seconda delle opere vanno riferiti i diversi dispositivi legislativi che hanno istituito le detrazioni. È preferibile non sbagliare quando si esegue il bonifico.
CONVENIENZA ED EFFICACIA DEI BONUS
A seguito di queste sintetiche informazioni, eseguite a titolo di “refresh” di argomenti già noti e trattati, è giusto esprimere qualche riflessione sulla convenienza dei bonus e degli effetti che essi hanno sull’economia reale. La detrazione sicuramente ha una sua convenienza per il contribuente, in quanto si applica direttamente sull’imposta lorda da versare, abbassando l’importo finale delle tasse dovute. Pertanto è diretta a chi è fiscalmente capiente, ovvero che ha imposte da abbattere. Chi non ha capienza, ovvero ha un reddito talmente basso che non ha granché da abbattere, l’agevolazione ha poco significato. Antecedentemente, con il Superbonus 110% si risolveva codesto problema con lo sconto in fattura o la cessione del credito, e poi si sono visti i negativi effetti sui conti pubblici. Purtroppo chi non ha possibilità di detrarre, deve fare fronte per intero alle spese di recupero edilizio.
Se si tratta della propria casa si può decidere di non farle, se sta in condominio e si parla di parti comuni, deve soggiacere alla volontà della maggioranza se orientata a eseguire i lavori. Per le Imprese il vantaggio reale c’è, di fatto vi è un maggiore volume di affari determinato dalla maggiore frequenza delle “chiamate” ad intervenire da parte di chi vuole rinnovare il proprio patrimonio edilizio e usufruire contemporaneamente delle agevolazioni fiscali. Per lo Stato le detrazioni costituiscono un mancato introito per le casse, ma è anche vero che producono maggiore occupazione, gettito di IVA ed oneri contributivi.
COSA SUCCEDERà NEL 2027
Quando giungerà il 2027 le detrazioni passeranno dal 50/36% al 36/30%. A oggi è difficile prevedere quali saranno le reazioni da parte dei contribuenti e le ripercussioni sulle attività delle Imprese, in quanto vi sono altri fattori che potrebbero incidere sulla volontà da parte delle persone a intraprendere i lavori di casa o meno. Lungi dal fare un azzardato salto in avanti nelle argomentazioni, vi sono da considerare degli scenari internazionali nei quali è coinvolta l’Europa e quindi anche l’Italia.
Le scelte di grande impegno economico che opera la prima, hanno effetti diretti sulla seconda e quindi sulla sua economia. Se è vero poi che l’Europa sia in declino, allora lo siamo anche noi. Pertanto va ritrovata una certa speranza che deve risiedere in una nuova idea di sviluppo, prevalentemente rivolta verso l’innovazione e l’abbandono di strategie obsolete e senza futuro.
La realtà è che oramai è inevitabile cimentarsi con le scadenze a breve e lungo termine, creando le condizioni più serene per le persone che si troveranno di fronte ai cambiamenti che avverranno. Ciò con particolare riferimento all’obbiettivo europeo del 2050, data in cui dovremo arrivare alla “neutralità climatica” (zero emissioni), ottenuta da un’enorme crescita delle fonti rinnovabili (solare, eolico) che potrebbero coprire fino al 67-75% del fabbisogno elettrico e riducendo drasticamente l’uso dei combustibili fossili. Accanto a tali sforzi in campo energetico, deve essere fatto qualcosa di più su altri versanti. Devono essere operate necessariamente delle azioni dirette sui livelli di reddito. Se lo Stato non ha le risorse per coprire tale sforzo, ha il dovere di cambiare direzione: agire in una logica di nuovo sviluppo e adottando misure più incentivanti per le Imprese che creano e mantengono i livelli occupazionali. Con ciò si vuole dire banalmente che, senza un “New Deal”, difficilmente il possessore di una macchina diesel euro 3 o 4 riuscirà a comprarsene una elettrica, se percepisce uno stipendio che non lo fa arrivare a fine mese.
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di Domenico Sostero, architetto
domenico.sostero@gmail.com



